Peaky Blinders: la recensione della sesta stagione su Netflix

A più di 3 anni dalla fine dell’ultima stagione e dopo una pandemia mondiale, Peaky Blinders, la serie tv scritta e prodotta da Thomas Knight, torna su Netflix con l’ultima stagione, a un passo dal finale.

 

Sì, perché la season finale non sarà l’ultimo tassello dell’universo narrativo creato da Thomas Knight: ai 6 – consueti – episodi della stagione, disponibili da venerdì 10 giugno su Netflix, seguirà un film che uscirà nel 2023 e quello sarà il capitolo conclusivo della saga.

Questa sesta stagione, quindi, è soltanto un assaggio – in realtà piuttosto amaro – della fine. Amaro, perché come avrete modo di vedere, il futuro di Thomas Shelby (interpratto dal sempre eccellente Cillian Murphy) sarà tutt’altro che roseo e lo capirete sin dai primi minuti dell’episodio 6×01.
Un episodio che riprende le fila lasciate tre anni fa, ripartendo dalla tragedia che ha colpito la famiglia Shelby: l’uccisione di Polly da parte dell’IRA, una scelta necessaria, a livello narrativo, a causa della scomparsa a soli 52 anni di Helen McCrory il 16 aprile del 2021. L’attrice comparirà nel corso della stagione in alcuni flashback, grazie ad alcuni filmati d’archivio (e attraverso dei messaggi iniziali negli episodi, l’attrice viene ricordata affettuosamente dal cast e dalla crew della serie).

Ph: courtesy of Netflix

Un nuovo Tommy Shelby

Il proibizionismo in America volge al termine, in Europa i movimenti sovranisti e fascisti sono sempre più dilaganti; il gin e l’oppio sono diventate merci di scambio fondamentali e pericolosissime, al centro di produzione e di consumo illegale. Si mischiano le carte in tavola nella politica mondiale, il mondo è in fermento, sottovoce, in un clima teso e pronto a esplodere da ogni angolo.
Tutto sta cambiando e Thomas Shelby, a capo della Shelby Company LTD, sta cambiando a sua volta. Anzi, lo ha già fatto: la scomparsa di Polly, il tradimento di Michael, il fallito attentato a Oswald Mosley e l’allontanamento di suo fratello, nonché braccio destro, Arthur Shelby, lo hanno profondamente trasformato in un uomo diverso da quello a cui eravamo abituati. Ha smesso di bere, è più focalizzato sugli obiettivi da compiere, è assetato di vendetta ma disposto ad aspettare, perché nessuno meglio di lui sa quanto sia importante pazientare in questi casi e attendere il momento giusto per mettere in campo le proprie armi. Ma la strada per Tommy, si sa, è perennemente in salita, e altre sventure, dolorose e irreversibili, bussano alla sua porta. Tommy è più fragile in questa stagione, nonostante le ottime premesse, più vulnerabile, e quella freddezza mostrata nel primo episodio, sparisce in fretta: nel corso della storia lo vedremo cedere più volte, sbagliare, cadere, rialzarsi, ma sempre un po’ più zoppicante di prima.
L’uomo forte, impassibile, di ferro, che eravamo abituati a vedere, non esiste più: un nuovo Thomas Shelby ha in mano le redini della situazione, ma stavolta, quelle mani tremano, e nulla potrà evitare che smettano di farlo.

Ph: courtesy of Netflix

Il trionfo dei personaggi femminili in Peaky Blinders

È in questo scenario che silenziosamente prendono spazio altri personaggi, già importanti nelle stagioni precedenti, ma decisivi in questa: Ada Shelby e Lizzie Stark, rispettivamente la sorella e la moglie di Tommy, a partire dal terzo episodio, ricopriranno un ruolo fondamentale nella narrazione. La sceneggiatura vira armoniosamente su di loro, trasformandole da personaggi secondari a protagoniste, capaci di cambiare le sorti della Shelby Company LTD. e del futuro di Tommy.
Sono coraggiose, tenaci, determinate le donne in Peaky Blinders: non hanno paura di niente e di nessuno, non si lasciano zittire dagli uomini, men che meno dal fascismo. Combattono, gridano se necessario, abbassano la voce quando serve, ma esclusivamente per loro stesse, non per assecondare le figure patriarcali che hanno intorno. Sophie Rundle (Ada) e Nathasha O’Keeffe (Lizzie) raccolgono l’eredità lasciata da Helen McCrory e le rendono egregiamente giustizia: si prendono di diritto un ruolo chiave nella narrazione, e splendono, mettendo in ombra Mosley, Michael e Arthur.
Notevole anche la performance di Anya Taylor-Joy, nel ruolo di Gina Gray, moglie di Michael, capace di calarsi nei panni di una villain senza risultare meno credibile che ne La Regina degli Scacchi.

Ph: courtesy of Netflix

Una stagione più drammatica e meno incisiva

Partiamo dal presupposto che il voto che troverete alla fine dell’articolo sulla stagione sarà alto, quindi non lasciatevi spaventare dalla frase che precede questo paragrafo.
Peaky Blinders ci ha abituati all’eccellenza, sotto tutti i punti di vista: regia, sceneggiatura, soundtrack, fotografia, dialoghi, cast. Dopo tre anni di attesa l’hype era altissimo, questo è innegabile, e a un passo dalla fine, ci saremmo aspettati una stagione atomica.
Ecco, atomica non lo è stata, e seppur soddisfatti, qualche precisazione vogliamo fatta.
La season 6 è senza dubbio la più drammatica e cupa, quella più introspettiva su tutto ciò che riguarda Tommy, quella seminale per i personaggi di cui abbiamo parlato poco fa.
C’è meno azione, meno dimensione corale: Tommy tende a essere solo contro tutti, si chiude, cerca disperatamente il supporto di Arthur, ma il destino gli è avverso, e non ha modo di fare squadra, perché deve schivare i colpi da ogni lato.
Gli episodi ne risentono un po’: nonostante i continui copi di scena, l’impressione è che ci sia troppa carne al fuoco, in troppo poco tempo.
L’episodio 5, non convince del tutto e prende il ritmo solo dopo la prima metà, un’occasione sprecata visto che doveva gettare le basi della season finale da un’ora e mezza.

Nonostante questo, i minuti finali della serie riscattano gli inciampi riscontrati qua e là nella sceneggiatura e la regia si conferma impeccabile. I giochi di macchina, le alternanze di luci e ombre, i contrasti, i silenzi e i primi piani: Anthony Byrne non si è risparmiato e anche stavolta ha dato il meglio.
La musica è l’altra protagonista: perennemente presente, mai casuale, risolutiva ai fini delle emozioni che si vuole suscitare. Nick Cave, Anna Calvi, Joy Division, Idles, Thomas Yorke: le loro canzoni accompagnano le gesta di Tommy Shelby, fanno da sfondo all’ascesa di Ada e Lizzie, colmano i silenzi, accompagnano il dolore che pervade l’intera stagione in una maniera eccellente, come sempre.
Ultimo, non per importanza, il ritorno di Tom Hardy nel ruolo di Alfie Solomons, l’uomo dalle mille vite e dai mille volti; un personaggio ironico, disilluso, cinico che – ahinoi – appare troppo poco – ma che ancora una volta ha un ruolo cruciale nelle sorti e nel destino di Tommy Shelby.

E ora che siete arrivati alla fine di questo articolo, buona visione e se avete già divorato la sesta stagione non vi resta che aspettare la fine, insieme a noi, “by the order of the Peaky fuckin’ Blinders”. 

Quali serie tv vedere se siete fan di Peaky Blinders

La verità è che non esistono serie come Peaky Blinders, e che è davvero difficile trovare oggi personaggi del calibro di Thomas Shelby.  Cosa vi consigliamo di vedere, quindi, se amate questa serie?

Per motivi diversi l’uno dall’altro, alcuni titoli imperdibili che trovate in questa Playlist sulle serie tv da vedere se amate Peaky Blinders. 


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