Suburra – La serie: pregi e difetti della serie disponibile su Netflix

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Suburra la serie

È di pochi giorni fa la notizia di un leggero aumento di prezzo dell’abbonamento mensile di Netflix, in Usa e in Europa: un euro in più per il piano standard, due per quello premium, mentre il piano base resta invariato a 7,99.
Una scelta audace – soprattutto in Italia dove lo spettatore medio tende a essere spesso polemico in quanto ad aumenti di prezzi – giustificata dalle oltre mille ore di contenuti originali prodotti quest’anno dalla piattaforma di Los Gatos.
Forte di 104 milioni di abbonati in 190 paesi e 3.500 persone impiegate a livello globale, con hedaquarters in Europa, Medio Oriente e Africa, la società fondata da Reed Hastings e Marc Randolph nel 2016 ha raddoppiato i dipendenti e ha annunciato la creazione di oltre 400 posti di lavoro entro fine 2018.
Proprio su Netflix, lo scorso 6 ottobre ha debuttato Suburra – La serie, prima produzione italiana in collaborazione con Cattleya e Rai Fiction, primi partner italiani della piattaforma Usa.
Sempre di questi giorni la notizia che la società inglese Itv Studios, produttore leader nell’entertainment del Regno Unito, è diventata azionista di maggioranza della stessa Cattleya, la più importante società di produzione italiana, artefice dei maggiori successi internazionali degli ultimi anni, tra cui Gomorra.
La casa di produzione ha già annunciato che il prossimo anno inizieranno le riprese di altri due prodotti dal respiro internazionale come i precedenti, ZeroZeroZero, tratta dall’ultimo romanzo di Roberto Saviano e commissionata da Canal+, e Suspiria De Profundis, in collaborazione con Dario Argento.
A conferma di ciò, le ultime dichiarazioni di Ted Sarandos – responsabile dell’acquisizione dei contenuti su Netflix dal 2000 – che ha confermato l’ingente investimento nelle produzioni originali e ha affermato che in cantiere ci siano proprio due progetti italiani.

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Suburra la serie

Suburra, ispirata al romanzo di De Cataldo e Bonini, era stata portata sul grande schermo nel 2015 da Stefano Sollima, già dietro altre due fortunatissime serie italiane dalla forte impronta autoriale, Romanzo Criminale e Gomorra.
147 giorni di riprese, 90 location diverse, 60 personaggi e 4.000 comparse: questi i numeri di una serie che dopo una settimana dal rilascio, sta già facendo molto parlare di sé.
Alla regia, Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi, nel cast uno strepitoso Alessandro Borghi (già perfetto del ruolo di Numero 8 nel film), una poco convincente Claudia Gerini, un discreto Filippo Nigro, e altri due volti visti precedentemente nella pellicola cinematografica, Giacomo Ferrara (Spadino Anacleti) e Adamo Dionisi (Manfredi Anacleto). Vera rivelazione della serie, la quasi esordiente Barbara Chichiarelli, sorella di Numero 8: il rapporto tra i fratelli Adami è uno dei più interessanti dell’intera serie, al pari di quello tra Spadino e il padre, o tra Spadino e lo stesso Numero 8.

Suburra è decisamente un buon prodotto, non uno dei migliori, ma arrivare dopo i già citati Romanzo Criminale e Gomorra non sarebbe stato facile per nessun’altra serie.
Piccole pecche nella sceneggiatura la avvicinano più alle fiction italiane ben confezionate, come Non uccidere o Rocco Schiavone, piuttosto che a una serie con spirito autoriale e internazionale.
Il vero tasto dolente dei primi episodi, soprattutto i primi due girati da Placido, è l’estrema frettolosità con cui sono presentati i vari personaggi: poca profondità e una superficialità che a un regista del calibro di Placido non si può perdonare, specie dopo quel piccolo capolavoro di film che fu Romanzo Criminale.
Lo scenario delle prime puntate è troppo ampio per essere raccontato in così poco tempo, per fortuna però la situazione migliora e si fa più introspettiva proseguendo con la visione gli episodi.
Proprio come nel film, il personaggio interpretato da Alessandro Borghi è l’asso nella manica di Suburra: intenso, realistico, mai troppo esagerato, Borghi veste perfettamente i panni di Aureliano, in un ruolo difficile ma che gli calza a pennello, che forse solo Luca Marinelli avrebbe saputo interpretare con così tanta naturalezza.
Introverso, agguerrito, spesso offuscato dalla rabbia, Numero 8, personaggio a metà strada tra il Libanese e il Freddo di Romanzo Criminale, è la chiave portante della serie, insieme agli attori che interpretano Spadino e Manfredi Anacleti, non a caso tutti e tre provenienti dalla pellicola, a ulteriore riprova che stavolta il grande schermo ha avuto la meglio sulle serie tv.
Pregi e difetti rendono comunque Suburra un prodotto interessante e i dieci episodi che compongono la prima stagione si lasciano guardare senza troppe difficoltà.

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