Succession: la serie perfetta esiste

La quarta e ultima stagione si è conclusa ieri sera in Italia (la notte prima negli Stati Uniti).
Un finale potente e travolgente che innalza ancora di più la serie alla migliore degli ultimi anni.
Il nostro commento con qualche riflessione (contiene spoiler)


Buttiamoci, facciamolo tutti insieme
: sono queste parole il primo grande colpo di scena del finale di Succession. È in questo momento che non crediamo letteralmente ai nostri occhi: i tre fratelli Roy, dopo aver fatto il bagno al mare, dopo innumerevoli diatribe, concordano su chi prenderà il posto di Logan e festeggiano a casa della madre, ridendo, scherzando, scambiandosi sguardi d’intesa. Non li avevamo mai visti così finora, e davanti scorre quasi una fotografia della loro infanzia, di quei tre bambini lasciati crescere soli, con tutte le loro fragilità, le loro paure e i loro drammi generazionali. Ecco questo è forse l’unico momento in tutta la serie, in cui lo spettatore riesce quasi a empatizzare con loro, raggiungendo il culmine nella scena successiva, a casa di Logan, mentre i tre – in compagnia di Connor – guardano un vecchio filmato che ritrae il patriarca cantare e scherzare con gli “amici” di sempre, e non riescono a trattenere le lacrime. Roman il fragile, Shiv la tenace, Kendall il coraggioso. Eppure, come nel miglior dramma shakespeariano che si rispetti, la tragedia è dietro l’angolo, come in Macbeth, o ancora meglio, come nel Re Lear.

Il sospiro mozzato, interrotto, lasciato a metà. Poi gli occhi agguerriti, l’istinto famelico di primeggiare. “Questa è l’unica cosa che so fare altrimenti muoio”.
Con queste parole, Kendall Roy tenta il tutto per tutto negli ultimi minuti di Succession. Aggredisce i fratelli, ricorre alla violenza (nella peggiore versione di Logan possibile), grida disperato di essere il “più bravo”, quelle due parole che da sempre avrebbe voluto sentirsi dire da suo padre.
Roman si accartoccia su se stesso, si ritrae, si nasconde, l’unica cosa che ha sempre saputo fare. E Shiv, troppo donna, troppo incinta, con troppo poca esperienza, ancora una volta sceglie di salire sul carro dei vincitori, resta nell’ombra e sceglie un futuro infelice ma con le redini del potere in mano.

E alla fine, l’acqua dell’Hudson River scorre, nel vano tentativo di lavare via il marcio, quel marcio così sedimentato nell’anima dei protagonisti, che quasi dona loro forza, una forza tale, nonostante tutto, da permettergli di galleggiare anche in un mare pieno di squali.
Un’ora e mezza di series finale che non ha nulla da invidiare al miglior prodotto cinematografico. Una tensione narrativa tangibile e costante che esplode nei minuti finali senza quasi lasciare allo spettatore il tempo di capire subito l’opera magistrale di fronte cui si trova.
La serie perfetta è quella dal finale perfetto, dalla sceneggiatura impeccabile e dal cast incredibile.
La serie perfetta è quella che ti prende a schiaffi in faccia stagione dopo stagione, fino all’ultimo minuto dell’ultimo episodio.
Un capolavoro di scrittura.
Non vedremo altre serie come Succession in futuro, e forse è giusto così.

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