Chewing Gum: la serie perfetta per un po’ di sano binge watching

Chewing Gum la serie perfetta per il binge watching
Chewing Gum su Netflix

Netflix ha rilasciato la seconda stagione di Chewing Gum, una delle sue serie più divertenti e irriverenti, seppur poco conosciuta e apprezzata dal grande pubblico.
La prima stagione di questa comedy inglese (in onda su E4 e inserita in seguito tra “le originali Netflix”) è composta da sei episodi e si vede in tre ore circa, perfetta insomma per il binge watching.
Scritta e interpretata da Michaela Coel, poetessa, cantautrice, sceneggiatrice e attrice, Chewign Gum racconta il coming age, in “leggero” ritardo, di Tracey Gordon, ventiquattrenne dalle origini ghanesi che vive in un quartiere molto popular alla periferia di Londra.
Tracey lavora come commessa in un drugstore, è ancora vergine, sua madre è una cristiana pentacostale praticante e sua sorella un’adolescente bigotta e introversa.
Tracey è sfacciata, estrema e impacciata, sia nella vita che nei suoi rapporti affettivi e sentimentali.
Il suo spirito guida è Beyoncé, e le sue giornate sono un susseguirsi di situazioni paradossali e completamente non sense, anche e soprattutto nel momento in cui decide di perdere la verginità, dopo aver scoperto che il suo fidanzato è gay.

Ogni azione normale, diventa, con Tracey, esilarante e bizzarra: quando comincia a uscire con Connor (Robert Lonsdale), vicino di casa bianco e squattrinato, per esempio, tutto si trasforma in un pretesto per sovvertire ogni stereotipo razziale e la situazione, già di suo pittoresca, diventa ancor più comica a stravagante.
Tra contraddizioni di ogni tipo, da quelle sessuali a quelle razziali, e tra paradossi sociali e comportamenti estremi, Chewing Gum riesce a far ridere a crepapelle, senza trascendere e diventare mai bacchettona e senza dispensare pietismi gratuiti.
È una serie che fa ridere: a crepapelle e ad alta voce.
In perfetto stile slapstick comedy, la serie sfrutta il linguaggio del corpo, grazie all’innata espressività plastica di Michaela e si articola intorno a gag tanto semplici quanto efficaci: la scrittura riesce a essere contemporaneamente surreale e realistica. Nonostante le innumerevoli situazioni paradossali e insensate, la Coel mantiene uno stile brillante e incredibilmente “vero”.
Se da una parte descrive in maniera schietta e spesso imprevedibile le imbarazzanti abitudini sessuali dei protagonisti della serie, dall’altra non trascura il racconto della vita di periferia, dove si sopravvive alla bell’e meglio, con poche risorse e arrabattandosi come si può.
Chewing Gum non è una serie all’acqua di rose: affronta tematiche sessuali e razziali senza troppi fronzoli, con un’irriverenza che poche serie possono vantare.
La Coel diventa, forse volontariamente o forse no, portavoce di una nuova rivoluzione sessuale nel mondo della tv: seppur ancora vergine e totalmente inesperta a letto, Tracey si dimostra per certi versi, molto più emancipata e trasgressiva di altri personaggi simili (e ben più famosi di lei), come Samantha (Kim Cattrall) in Sex and the City o Hannah (Lena Dunham) in Girls.
Un gioiello di serie, tanto sfacciata quanto irresistibile.

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