Febbraio 2, 2021

Serie tv romantiche da vedere

Un po’ di romanticismo sta bene ovunque: nelle serie tv comedy, in quelle drammatiche, nei family o nei teen drama.
Basta poco, in fondo, per rendere romantica una serie.
Ecco le migliori serie tv romantiche che abbiamo selezionato per voi in occasione della settimana di San Valentino.
Da vedere da soli, in coppia o con gli amici per diffondere un po’ di romanticismo in più nell’aria, che non fa mai male!

Buona lettura e buona visione e ricordatevi: share the love!

Normal People

Normal People racconta con incredibile profondità le fragilità e le insicurezze delle nuove generazioni, con un linguaggio curato nei minimi dettagli, che spesso lascia spazio al silenzio. Un ritratto sociale intimo, attuale e incredibilmente familiare per molti, affidato a una regia incredibilmente realistica e a una sceneggiatura ricca di dialoghi ben scritti e di ottimo livello (qui si nota la mano della Rooney). Marianne e Connell, nel loro percorso di crescita sono al centro del racconto, in una serie totalmente character driven, dove la regia e la fotografia sanno cogliere in maniera precisa la complessità delle emozioni e degli stati d’animo dei protagonisti,  con scene emotivamente complesse e momenti che colpiscono direttamente al cuore. Spirito di sopravvivenza, autodistruzione, senso di inadeguatezza: sono sentimenti che molti di noi conoscono, con cui hanno avuto a che fare in passato, con cui forse ancora combattono. E sono i sentimenti che guidano Connell e Marianne in tutte le loro scelte e nei loro errori: due anime fragili, che insieme cercano di diventare adulti, che insieme falliscono ma che insieme riescono a ritagliarsi un mondo in cui rifugiarsi.

Normal People è una serie irlandese basata sul fenomeno letterario Persone normali, scritto da Sally Rooney. Il drama romantico segue Marianne e Connell (interpretati da Daisy Edgar-Jones e Paul Mescal), due giovani amanti che si incontrano per la prima volta alle superiori in una cittadina nella Contea di Sligo, sulla costa atlantica dell'Irlanda, e poi si perdono e ritrovano nel corso degli anni, fino al periodo del college a Dublino. Tra i suoi coetanei, Marianne è considerata una stranezza, sebbene a lei non sembri importare molto della posizione sociale. I buoni voti sembrano l'unica gratificazione nella vita della ragazza, che a casa vive invece una situazione familiare piuttosto complicata a causa di una madre sprezzante (Aislín McGuckin, Outlander) e di un fratello pieno di risentimento (Frank Blake, The Frankenstein Chronicles), mentre il padre defunto è stato un violento e per questo non ne parlano mai. Connell è invece uno studente brillante ed eccezionalmente atletico che vive con la madre single (Sarah Greene, Penny Dreadful), impiegata come donna delle pulizie dalla famiglia molto ricca di Marianne. Lui è anche popolare tra i compagni di scuola, sebbene fin troppo timido e paralizzato dalla possibilità di finire nel mirino del branco come Marianne. Ciò mette in difficoltà la loro relazione mentre questa va avanti. Un rapporto vissuto quasi sempre nell'ombra, mentre le loro vite - nelle quali segreti, insicurezze e tanto sesso sono punti fermi - si intrecciano senza dividersi mai.

Love Life

Love Life racconta la ricerca dell’amore in una grande città e ci porta dritti dritti nelle abitudini e nel disordinato stile di vita dei millenials, tra lavori precari, relazioni finite male e quel senso di perenne instabilità che li tormenta. La storia di Darby è la storia di molti twenty-something di oggi ed è raccontata in maniera realistica, alternando momenti ironici ad altri di riflessione. La colonna sonora – decisamente hipster – accompagna le love story di Darby in una New York costantemente divisa tra tradizione e gentrificazione. Pezzi di Caribou e TV on the Radio si alternano al brit pop degli Oasis, fino agli HAERTS e a John Mayer: alla musica è affidato il ruolo di accentuare la drammaticità nei momenti più difficili nella vita di Darby. Tutto funziona, supportato da una fotografia e una sceneggiatura che fanno sembrare Love Life un film indie che aspetta di ricevere l’attenzione (meritata) da parte del pubblico.

Love Life, una creazione di Sam Boyd per il servizio streaming HBO Max, è una serie antologica in cui ogni stagione ruota attorno a un protagonista diverso e ogni episodio a una sua relazione sentimentale. La commedia romantica segue il viaggio di questi personaggi dal primo amore fino all'ultimo, raccontando come si arrivi ad incontrare la persona con cui trascorrere il resto della vita dopo diverse esperienze che ti modellano come individuo. Anna Kendrick è la protagonista del primo ciclo di episodi. L'attrice nominata all'Oscar per Tra le nuvole interpreta Darby Carter, una giovane donna alla ricerca del grande amore nel caos di New York City. Tra spasimanti inqualificabili che non ricordano neppure il suo nome ed ex fidanzati che riappaiono all'improvviso, Darby si affida al sostegno, all'aiuto e al conforto delle sue migliori amiche e coinquiline Sara (Zoë Chao, Living with Yourself) e Mallory (Sasha Compère, Miracle Workers) lungo la strada che la porterà a trovare la persona con cui trascorrere tutta la vita. O forse no.

Bridgerton

Oltre a scandali, sesso e gossip, mancano gli archetipi tipici di Shondaland: Bridgerton è una serie romantica ma priva di una vera e radicata emozionalità; le relazioni sono a malapena approfondite e personalmente non sono riuscita a empatizzare con nessuno dei personaggi.  Il cast è scialbo, poco convincente e nessun protagonista risulta magnetico. Insomma, a conti fatti, la prima serie tv targata Shodaland per Netflix non ci ha convinti, ma c’è sempre un ma: se cercate un guilty pleasure, una serie scaccia pensieri, romantica e piccante, per farvi due risate e ripensare con nostalgia a Gossip Girl*, Bridgerton è la serie che fa per voi. Splendidi i costumi e le scenografie e leggera quanto basta per svuotare la testa ed evadere dalla realtà. Senza troppe aspettative e senza cercarci troppa morale.

La serie, ambientata in una utopica Età della reggenza inglese, narra le vicende della famiglia Bridgerton: la madre Violet, Lady Bridgerton; i suoi quattro figli Anthony, Benedict, Colin e Gregory e le sue quattro figlie Daphne, Eloise, Francesca e Hyacinthe. Altra famiglia protagonista sono i Featherington, composti da: la madre Portia, Lady Featherington; suo marito, il barone; le tre figlie Philippa, Prudence e Penelope. Siamo nell’alta società londinese nella stagione in cui le giovani donne cercano marito e le madri sono in fermento, intente a trovare una buona sistemazione per le proprie figlie. Protagonista della prima stagione è Daphne Bridgerton che, al debutto nell’alta società, incontrerà il duca di Hastings, Simon, scapolo ambìto e amico di suo fratello Anthony. Per eludere politiche matrimoniali svantaggiose per entrambi, fingeranno di instaurare un legame ma ben presto scopriranno di essere profondamente innamorati l'una dell'altro. Tuttavia, sul loro amore incombe un giuramento che Simon ha fatto molto tempo prima a suo padre.

Euphoria

Partiamo dal presupposto che Euphoria NON è una serie per tutti: non è una serie da guardare in famiglia, né un prodotto di cui godere per liberare la mente e alleggerirsi dopo una giornata pesante. Euphoria non è (almeno non soltanto) ciò che si vede dal pilot, è molto di più: è adatta a un pubblico 18-40 se proprio dobbiamo trovargli un target specifico, nonostante a molti trentenni siamo convinti non piacerà. Soprattutto però, Euphoria è una serie che piacerà a quanti sono disposti a guardare oltre il concetto standard di adolescenza, sessualità e relazioni affettive come eravamo abituati a vederle fino a qualche anno fa. Il termine più adatto per descrivere la serie prodotta da Drake è “fluida”, sotto tutti i punti di vista. Un drama fluido, che non ha timore di mostrare il pene circa ottanta volte in 8 episodi, non ha paura di parlare di BDSM, di complicate relazioni nate online, revenge porn e droga, sì anche di droga, ma credeteci, sarà l’ultimo dei vostri problemi. In molte recensioni infatti, la serie è ridotta a descrizioni del tipo ”adolescenti che hanno a che fare con i problemi di tutti i giorni, tra sesso, droga e problemi familiari”: ecco, raccontata così, potremmo sembrare di The O.C., Gossip Girl, 90210, e via dicendo. Ma appunto, questa non è Euphoria. Perché sì, Zendaya interpreta una giovane adolescente con problemi di droga, ma il suo personaggio è molto più di una ragazzina drogata in rehab: Rue è una sedicenne con gravi problemi psicologici e disturbi comportamentali che ricorre alle droghe per trovare un silenzio che non sia silenzio, ma quiete interiore, in un mondo che fa sempre più rumore.  La droga è un granello di sabbia in un mare di disagio per Rue e per il mondo che le gravita intorno. La droga è l’ultimo dei problemi per i “ragazzini” di Euphoria: abusi sessuali, violenza domestica, episodi di sottomissione, choking non consensuale, rapporti extraconiugali con minorenni, bullismo e isolamento. Questi e molti altri sono i motivi per cui probabilmente Euphoria farà paura, sopratutto a molti genitori che penseranno “ma mio figlio non è così”, mentre lo stesso figlio, nel frattempo, sarà in cameretta a inviare foto di nudo al suo partner virtuale del momento.

Euphoria racconta le vicende di un gruppo di liceali alle prime armi con droghe, sesso, identità, traumi, amore e amicizia

High Fidelity

Zoë è magnetica, affascinante e decisamente credibile nel ruolo della trentenne bloccata in una vita che le va stretta e la scelta di New York come location della serie è la ciliegina sulla torta, che conferisce allo show quella nota alternativa e un po’ hipster perfettamente in linea con la moda di oggi. Non per niente il negozio di dischi di Rob è situato a Crown Heights, quartiere nel cuore della gentrification di Brooklyn. Anche nella serie tv, come nel libro e nel film, la colonna sonora è parte integrante della storia e assume il ruolo di protagonista in alcune scene dei dieci episodi che compongono la prima stagione. La musica non è solo una colonna sonora in questa serie ma una vera e propria scelta di vita, non soltanto di Rob, ma di tutti i personaggi che ruotano nel suo mondo.

High Fidelity è l'adattamento televisivo in chiave moderna e da un punto di vista femminile del celebre romanzo del 1995 scritto da Nick Hornby Alta fedeltà, dal quale è stato tratto anche il film del 2000 con protagonista John Cusack. La serie di Hulu, sviluppata da Veronica West e Sarah Kucserka, ha come protagonista (e produttrice esecutiva) Zoë Kravitz (Big Little Lies) nei panni di Rob, la scontrosa proprietaria di un decadente negozio di dischi di Crown Height, un quartiere residenziale di Brooklyn, che al tramonto dell'ennesima relazione decide di ricontattare i suoi cinque più memorabili ex per cercare di capire cosa ci sia di sbagliato in lei e perché finisca sempre per essere lasciata.

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