Marzo 3, 2020

L’amica geniale – Storia del nuovo cognome

Che poi a pensarci bene ci siamo tutti sentiti un “quasi” in alcuni momenti della nostra vita, proprio come Lenù.

Alcuni ci si sentono ancora, l’età conta poco, e parecchi di noi vedono quel “tutto” che Elena vede in Lila, in persone più o meno vicine.
Quel “tutto” che Lila sa di non possedere, lei che in fondo sente di non avere niente, lo stesso tutto che per prima ha inseguito con tanta rabbia, senza riuscire mai a ottenerlo.

Il finale della seconda stagione de L’Amica Geniale -Storia del nuovo cognome, conferma proprio questo: che se l’erba del vicino ci sembra sempre più verde, a guardar bene non è così. Banale forse, ma estremamente veritiero. La serie (e il romanzo in primis), non si ferma qui e proprio nei minuti finali dell’ultimo episodio concentra il vero senso di questo secondo capitolo: farci vedere la vera Lila, la fata blu, affaticata, sopraffatta, disillusa, che ormai non c’è più.

Siamo pronti a scommetterci: chi non ha letto i libri (ma anche forse chi lo ha fatto), ha trascorso otto episodi a prendere le parti di Lenù e a detestare Lila, perché era facile e giusto così.
Lo spettatore più attento però, alla fine ha dovuto ricredersi.
Lila è pazza, Lila è cattiva, Lila è viziata, Lila è senza morale e capricciosa.
Si prende quello che vuole, lo butta via, usa le persone come fossero dei burattini nelle sue mani, tira i fili di uno spettacolo di miseria e disperazione a suo piacimento.
E dall’altra parte invece c’è Elena, quella buona, disponibile, paziente, ingenua.
Del resto è facile tifare per il cavallo vincente quando tutti puntano su di lui, no?
Diversamente può risultare più complesso scommettere sul cavallo che parte dall’ultima posizione, quello che si dimena da sempre tra gli ostacoli, senza riuscire mai a superarli, per motivi che esulano dalla sua volontà e che per forza di cose ogni tanto deve tirare fuori la rabbia e la cattiveria per non cadere. Deve aggrapparsi alla vita con tutti i mezzi che ha per non soccombere.

Eppure al termine dell’episodio “La fata blu”, siamo pronti a scommettere che molti di voi avranno sospirato “ah, povera Lila!”.

Perché in fondo Lenù quello che voleva e bramava l’ha ottenuto, anche con qualche spintarella e favoritismo se vogliamo, in silenzio, un po’ come l’acqua cheta che logora i ponti.
Non fraintendeteci: non vogliamo mettere alla gogna il suo personaggio, perché anche noi in fondo, siamo un po’ Lenù, anzi siamo “quasi” Lenù, è solo che con la strada spianata, sono tutti capaci di essere bravi, e proprio i più bravi, quelli meno abituati a perdere, di fronte al primo ostacolo rischiano di cadere inesorabilmente.
Perché mentre Lenù, alla Normale di Pisa, seppur sola e triste, riesce a circondarsi di persone benestanti utili per la sua carriera e il suo futuro, Lila intanto spolpa la carne nel macello Soccavo, studia la notte con Enzo per aiutarlo a trovare un lavoro più dignitoso e gratificante e cresce Gennaro in maniera impeccabile, per farlo studiare e diventare ciò che lei non sarà mai.

Vi siete mai chiesti come si sarebbe comportata la “bravissima dottoressa” Elena al posto di Lila?
E chi sarebbe diventata Lila se avesse avuto le possibilità che ha avuto Elena?

Storia del nuovo cognome getta le basi per uno spartiacque che da qui in poi sarà inesorabile in Storia di chi fugge e chi resta, il terzo capitolo della saga che vedremo il prossimo anno in tv, le sorti delle due protagoniste cambieranno, i loro caratteri verranno fuori in maniera prepotente e stravolgeranno completamente tutto ciò di cui ora siete convinti.
Siamo pronti a scommetterci già da adesso.

 

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