Succession stagione 3: quando HBO è sinonimo di qualità

Torna l’acclamata serie tv targata HBO: Succession stagione 3 dal 29 novembre alle 21.15 su Sky Atlantic, on demand su Sky e in streaming su NOW.
Una stagione ricca di colpi di scena, imperdibili new entry e nuove rivelazioni sulla famiglia Roy.
Ecco perché vederla.

Ph: courtesy of Sky

Il titolo di questo articolo non è esatto, avremmo dovuto scrivere che “HBO è sempre sinonimo di qualità, nel caso di Succession lo è ancora di più“, ma era troppo lungo, perciò abbiamo ritenuto opportuno specificarlo.
Premiata dalla critica e attesissima dal pubblico, la terza stagione di questa serie vi sorprenderà come i precedenti capitoli (se non l’avete ancora vista, correte a recuperarla ora!).

Succession è una serie creata da Jesse Armstrong, anche showrunner e produttore esecutivo con Adam McKay, Frank Rich, Kevin Messick, Jane Tranter, Mark Mylod, Tony Roche, Scott Ferguson, Jon Brown e Will Ferrell.

I Roy sono tornati, più cinici, spietati e decisi a lottare che mai: la famiglia multimilionaria attraverso la quale Jesse Armstrong ha svelato la sete di potere e i meccanismi machiavellici che si celano dietro ai drammi e agli scandali legati alla successione al vertice di un impero dei media. Una famiglia implacabile, dove nessuno può fidarsi di nessuno, dove il detto “parenti serpenti” è più vivo che mai.

Succession 3 – Dove eravamo rimasti

Dopo l’imboscata tesagli dal figlio ribelle Kendall, ritroviamo Logan Roy in una posizione molto rischiosa. Mentre cerca in tutti i modi di rinsaldare gli equilibri politici e finanziari del suo impero, le tensioni aumentano e un’aspra battaglia all’interno delle mura aziendali minaccia di trasformarsi in una guerra civile familiare. Kendall, che nella scorsa stagione aveva sfidato apertamente il padre screditandolo pubblicamente, adesso è alla ricerca dell’appoggio dei fratelli e di chiunque altro possa aiutarlo a vincere. Dal canto suo, il padre è intenzionato a farla pagare cara, carissima, a quel figlio che ha osato mancargli di rispetto. I fratelli Shiv e Roman si ritrovano ora tra l’incudine e il martello: da che parte si schiereranno?

Succession 3 – Il cast incredibile della serie

Torna al completo il grande cast di questa serie già cult: Brian Cox nei panni dell’invincibile (per ora) capo famiglia Logan Roy, Jeremy Strong che interpreta il primogenito di Logan, Kendall, Sarah Snook è Shiv Roy, l’unica donna della famiglia, Kieran Culkin nei panni di Roman.
Alan Ruck è Connor Roy, Nicholas Braun nei panni del buon Greg Hirsch, Matthew Macfadyen è Tom Wambsgans, il fidanzato di Shiv, Peter Friedman interpreta Frank Vernon.

Photo: David M. Russell/HBO ©2020 HBO. All Rights Reserved

Le new entry della stagione 3

Nei nove episodi che compongono il terzo capitolo della serie, vedremo anche diversi nuovi ingressi ad arricchire un cast già di suo impareggiabile, come Alexander Skarsgård, Sanaa Lathan, Linda Emond, Jihae, Adrien Brody e Hope Davis.

Perché vedere Succession

Un cast impareggiabile, per l’appunto, il fiore all’occhiello di questo gioiello targato HBO.
Il trio Snook, Culkin e Strong vi sbalordirà ancora una volta, spalleggiato dai nuovi arrivi e dagli altri personaggi della serie, dove spiccano, anche in questa stagione – oltre ovviamente al capofamiglia Cox – Braun e Macfadyen.
Un cast coeso, sempre convincente, impareggiabile, dove ogni interprete riesce a dare il meglio di sé nella propria performance.
Se siete fan della serie, sapete già quanto questa meriti, e vogliamo rassicurarvi che la stagione 3 non vi deluderà.
Se siete dei neofiti e amate le saghe familiari alla Dirty Sexy Money e Here and Nowe i drama ricchi di intrighi come Hand of God, Succession fa al caso vostro.
Se la qualità HBO è per voi un dictat quando scegliete una serie, beh, siete di fronte a una delle migliori di questi anni, un vero capolavoro dal punto di vista di regia, cast e sceneggiatura.
I dialoghi sono indubbiamente l’asso nella manica di Succession: con alle spalle una sceneggiatura robusta e scritta in maniera impeccabile, i dialoghi sono verbosi e serrati, pieni di cinismo, ironia, non scevri da volgarità e battute sagaci, per nulla politicamente corretti e sempre molto attuali in quanto a riferimenti e allusioni.

Succession è una serie potente caratterizzata da personaggi incredibili, ossessionati dalla sete di successo, dal desiderio di rivalsa uno sull’altro: una continua lotta al potere, un’estenuante scalata sociale dove ogni Dama e ogni Re muove le sue pedine in un susseguirsi vorticoso di colpi di scena e rivelazioni scioccanti.
Una guerra spietata per salire al trono, per mettere mano sull’impero costruito da Roy nel corso degli anni. Fratelli contro sorelle, figli contro padri, tradimenti, vendette, ricatti: in Succession vale tutto e non si fanno sconti a nessuno
Una serie veramente imperdibile.

Ph: courtesy of Sky
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La ragazza dei Parioli: la produzione originale Crime+Investigation in esclusiva su Sky

Il racconto intimo e drammatico di Marianna, una teenager della zona chic della Capitale finita nel giro della prostituzione minorile.
Una nuova produzione originale Crime+Investigation, in prima tv martedì 23 e mercoledì 24 novembre alle 22.55.

Ph: Event Horizon per A+E Networks Italia

Su TV Tips abbiamo parlato spesso di docuserie (qualche esempio qui e qui), titoli spesso molto interessanti disponibili sulle diverse piattaforme streaming presenti in Italia.
Un prodotto televisivo ormai ben definito, eterogeneo e nella maggior parte dei casi con caratteristiche quasi cinematografiche.
La Ragazza dei Parioli, di cui vi parliamo oggi, non è propriamente una docuserie, quanto piuttosto un documentario, e rientra in quei titoli di inchiesta decisamente interessanti ai quali vogliamo dare maggior visibilità possibile.

La Ragazza dei Parioli è una nuova produzione originale Crime+Investigation, un racconto intimo e drammatico, disponibile in esclusiva sul canale 119 di Sky martedì 23 e mercoledì 24 novembre.
La serie, che racconta la storia di Marianna, una delle “baby squillo dei Parioli”, riporta inevitabilmente alla memoria a Baby, (s)fortunata serie tv italiana prodotta nel 2018 da Netflix e diretta da Andrea De Sica, Anna Negri e Letizia Lamartire.
Ecco, se vi interessa approfondire lo scandalo delle baby prostitute dei Parioli, dimenticate Baby una volta per tutte e dedicate invece un paio d’ore alla visione alla nuova produzione originale Crime+Investigation.

Sono passati otto anni dallo scandalo dei Parioli in cui due ragazzine minorenni venivano fatte prostituire per i clienti della “Roma bene”, e oggi, Marianna, una delle due ragazze coinvolte, ha deciso di raccontare la sua storia.
Non aspettatevi grandi risposte da questo documentario, perché in fondo non ne otterrete. La stessa Marianna confessa di non sapere perché decise di entrare in quel giro di prostituzione, se non per potersi comprare vestiti e sigarette e pagarsi i taxi per non prendere i mezzi pubblici a Roma.
Ma come in ogni storia difficile e controversa, c’è di più, molto di più, eppure neanche chi l’ha vissuta in prima persona, a distanza di anni, riesce a trovare la quadra o almeno una briciola di spiegazione.

Com’è potuto succedere che una ragazzina appartenente al quartiere più glamour della Capitale sia finita all’interno di un mercato pericolosissimo come quello della prostituzione minorile?

“Noi volevamo solo andare a Ponza e ci servivano dei soldi, volevamo fare le babysitter, navigando abbiamo trovato un sito che diceva come fare soldi facili…”.

Ecco come è iniziato l’incubo per Marianna.
Quando poi mia madre vedeva tutti i soldi che avevo le dicevo di stare tranquilla perché spacciavo cocaina…”. Una ragazzina persa in una situazione familiare difficile che trova  adulti pronti ad abusare di lei e a sfruttarla per il proprio tornaconto personale.

Event Horizon per A+E Networks Italia

Una storia iniziata quasi per gioco, finita in tragedia. Una storia impossible da lasciarsi alle spalle o da cancellare. Un dramma che per tutta la vita accompagnerà chi l’ha vissuto, senza fare sconti a nessuno.
Le due puntate di questo speciale ripercorrono le vicende, attraverso il punto di vista della ragazza, i suoi ricordi e la sua memoria. Accanto a lei, in questo viaggio introspettivo e doloroso, sua madre Sabrina (in carcere fino a giugno 2021 per l’accusa di sfruttamento) e sua nonna Sandra, che ancora oggi fatica a capire come una famiglia così unita e salda, sia potuta sprofondare in un baratro simile.

Due puntate molto scorrevoli e montate ad hoc, raccontano  questo incubo, ancora una volta senza fare nomi né mostrare volti: quel velo di omertà sulla vicenda rimane, ma il fatto che se ne parli più seriamente e non a mo’ di fiction (non ce ne vogliano i ragazzi di Baby) è già un punto di partenza, seppur otto anni dopo.
L’ambiente asettico in cui sono girate le interviste a Marianna e alla sua famiglia contribuisce alla sospensione del giudizio: Marianna vuole essere ascoltata, non giudicata, quello è già stato fatto in passato.
Chi ci troviamo di fronte oggi è una giovane donna uscita dalla comunità, che non si vergogna del suo passato, che vuole andare avanti nonostante i pregiudizi della gente. Una giovane donna a cui trema la voce quando racconta cosa succedeva in quell’appartamento dei Parioli adibito a pied-à-terre per gli incontri sessuali, col materasso per terra e l’odore delle sigarette fumate durante le interminabili attese.
Si perde in lunghe pause quando le viene chiesto di esprimere un sentimento riguardo a ciò che racconta, perché Marianna lo sa che ci vorrà ancora molto tempo: è consapevole che una scelta presa senza pensare alle conseguenze porta con sé un peso difficile da mandare giù.

La Ragazza dei Parioli, su Crime+Investigation (canale 119 di Sky), in prima tv martedì 23 e mercoledì 24 novembre alle 22.55.

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Strappare lungo i bordi: perché vedere la serie di Zerocalcare su Netflix

La serie animata di Michele Zerocalcare Rech, dopo mesi di attesa, arriva il 17 novembre su Netflix. L’abbiamo vista in anteprima, ce ne siamo innamorati e vi raccontiamo perché vederla assolutamente.

Ph: courtesy of Netflix

“Te lo ricordi qualche anno fa quanto eravamo soli?
[…]
Ma adesso è cambiato tutto cambi tu e la tua città”.

Con le parole di questa canzone inizia la sigla di Strappare Lungo i Bordi, la serie animata di Zerocalcare, dal 17 novembre su Netflix.
La premessa è d’obbligo: questa è, a nostro avviso, la migliore serie italiana Netflix prodotta fino a oggi: un vero e proprio gioiellino che non si discosta per nulla dai libri di Rech, ma che, proiettata su un altro mezzo, arricchisce anzi il messaggio di cui l’autore vuole farsi portavoce.

Prodotta da Movimenti Production in collaborazione con BAO Publishing, Strappare lungo i bordi, composta da 6 episodi da circa 15 minuti ciascuno, è la prima serie d’animazione di Zerocalcare ed è ambientata nell’ormai noto universo narrativo dell’autore, un universo al quale Rech è riuscito a rimanere fedele, nonostante le sue paure (e innumerevoli “paranoie” come dichiarato in diverse interviste).
Sono tanti infatti i riferimenti al suo mondo, non solo dei libri, ma anche di Michele stesso, che negli anni abbiamo imparato a conoscere quasi al pari di un amico di vecchia data, ascoltando nelle prime timidissime interviste, fino alle più recenti apparizioni in tv.
Chi lo conosce e lo segue da un po’, si renderà conto sin dalle prime inquadrature che nella serie c’è tutto quello che siamo abituati ad amare: gag esilaranti, momenti di riflessione e di commozione, sentimenti e sensazioni universali e comuni a moltissimi di noi (soprattutto ai millenials).
Il rimando a una delle prime opere di Calcare (non diremo quale in questo articolo per non cadere nello spoiler) è evidente ma non per questo apparirà meno interessante a chi conosce i suoi graphic novel. Il turbinio di emozioni spesso presenti in questi ultimi, nella serie è decisamente amplificato, attraverso una regia veloce e che non lascia il tempo di finire una risata per iniziarne un’altra e che solo negli episodi finali rallenta, per lasciare spazio a sentimenti diversi, maturi, irreversibili.
Qui sta il bello e chi conosce Calcare lo sa: la sua capacità di essere presente in ogni sfumatura delle sue opere, di lasciare un segno bene definito, sempre, in ogni battuta, dolce o amara che sia. Il suo vero marchio di fabbrica è quella nota di malinconia presente in tutto ciò scrive, capace di trafiggere il cuore di chi legge in poche parole, spesso sdrammatizzate, a ruota, da una battuta, nel tentativo di non prendersi troppo sul serio, o di proteggere repentinamente quelle fragilità appena rivelate.
E tutto questo, che abbiamo letto negli anni ne La profezia dell’armadillo, Un polpo alla gola, Macerie Prime (per citarne alcuni) ricorre in Strappare lungo i bordi, con una potenza incredibile, e in soli 15 minuti a episodio, Michele riesce a farci ridere, commuovere, rimanere a bocca aperta, come poche serie tv riescono a fare.

Ph: courtesy of Netflix

Lo spiccato accento romano è quella nota in più che rende alcune gag esilaranti, quasi alla Verdone (vi ricordiamo che di recente su Prime Video è stata rilasciata Vita da Carlo, altra serie che ci ha parecchio convinti questo mese), regala ai personaggi di Calcare un aspetto familiare e confortante.
Non solo il protagonista, ma anche Secco, Alice, Sarah: ciascuno di noi, dentro di sé, porta qualcosa di ognuno di questi personaggi.
Battute, riflessioni, conclusioni: nei libri come nella serie, spesso vi capiterà di pensare “ma questo sono proprio io!”.
Coraggiosa la scelta di far doppiare tutti i personaggi – a eccezione dell’armadillo – da Michele stesso: questa sarebbe potuta essere una mossa rischiosa, se solo lui non fosse riuscito a portarla a termine perfettamente com’accaduto, portandosi a casa anche questo piccolo traguardo, nonostante la timidezza.  Nelle vesti dell’armadillo, l’amico Valerio Mastandrea, che col suo fare inconfondibile, nei panni della coscienza di Zero, regala perle di saggezza allo spettatore (e anche in questo caso, spesso vi verrà da esclamare “questo l’ho pensato anche io!”).
Sempre di amici parliamo se parliamo della soundtrack, perfettamente costruita e plasmata sulla storia: Strappare Lungo i Bordi, title track della serie, è scritta e interpretata da Giancane (all’anagrafe Giancarlo Barbati), musicista e cantautore romano, che aveva già collaborato con Zerocalcare per il video della sua hit Ipocondria, diventata poi durante il lockdown la sigla delle ormai celebri pillole video pandemiche del disegnatore andate in onda durante gli episodi di Propaganda nel 2020.
Non solo, Giancane e Calcare avevano avuto modo di dividere il palco (prima del Covid-19) in un tour in cui alle canzoni (che vi invitiamo ovviamente ad ascoltare su Spotify) del musicista romano, erano accompagnati i disegni di Michele.

Ph: courtesy of Netflix

Per concludere (dovremmo a questo punto avervi convinto a vedere la serie), quando nel primo episodio  (al minuto 10 circa) vedrete Calcare scorrere il feed di Netflix alla disperata ricerca di qualcosa da guardare tra i tanti titoli a disposizione egridare “sto stato du’ ore a scorre’ i titoli in maniera ossessiva, na cosa sempre più frenetica, ma ‘na cosa decente prima o poi la trovo a costo de scavà nella fantascienza polacca de metà novecento“, pensate a noi e alla nostra “missione” dal giorno uno: l’App di TV Tips (gratuita e disponibile per iOS e Android) è nata per aiutarvi a trovare la serie giusta per voi da vedere, su tutti le piattaforme di streaming disponibili in Italia (scaricatela ora!). E Michele, se ci leggi scarica l’App anche tu, hai visto mai che ti aiutiamo a risolvere il problema delle mille ore trascorse a cercare qualcosa da guardare?! 🙂

 

“Mi sembra tutto giusto, è tutto giusto il mio disgusto”
Giancane

 

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High Fidelity: i luoghi iconici della serie con Zoë Kravitz a New York

High Fidelity, la serie tv disponibile su STARZPLAY e Disney+, è ambientata nella periferia di New York, nel cuore della gentrification: ecco i luoghi iconici della serie da visitare assolutamente durante il vostro prossimo viaggio nella Grande Mela.

Ph: Robinson Greig on Usplash

Stagioni: 1
Episodi: 10
Di: Sarah Kucserka, Veronica West
Con: Zoë Kravitz, Jake Lacy, Da’Vine Joy Randolph
Quartiere: Crown Heights
Colonna sonora: It Ain’t Easy – David Bowie

Nel 1995 lo scrittore inglese Nick Hornby pubblica il suo primo romanzo, High Fidelity (Alta Fedeltà), entrando nell’Olimpo degli scrittori contemporanei più amati di tutti i tempi.
La storia, ambientata a Londra negli anni Novanta è quella di Rob Fleming, trentacinquenne che conduce una vita non tutta rose e fiori: dirige un fatiscente negozio di dischi, il Championship Vinyl, è appena stato piantato dalla sua fidanzata ed è frustrato e insoddisfatto della propria vita.
Nel 2000, il romanzo High Fidelity viene adattato per il grande schermo da Stephen Frears, con protagonista John Cusack, ambientato a Chicago: cambia la location, ma la sostanza rimane la stessa e anche il lungometraggio riscuote un ottimo successo di pubblico.
L’opera si afferma così come un vero e proprio cult.

Nel 2019 Altà Fedeltà diventa una serie tv targata Hulu, ma stavolta, il ruolo di Rob, è affidato a una donna e ambientato ai giorni nostri a New York.
L’attrice scelta per interpretare Rob è Zoë Kravitz, magnetica, affascinante e decisamente credibile nel ruolo della trentenne bloccata in una vita che le va stretta.
La scelta di New York come location della serie è la ciliegina sulla torta, che conferisce allo show quella nota hipster che non guasta mai.

L’8 novembre, gli Stati Uniti hanno riaperto le frontiere ai passeggeri che hanno completato il ciclo vaccinale per il
Covid-19, ponendo così fine alla chiusura decretata nel marzo 2020.
Si conclude così la lunga attesa per l’Europa, che aveva già riaperto le sue porte agli americani vaccinati all’inizio dell’estate.
Per “festeggiare” la riapertura verso gli States, in quest’articolo vedremo alcune delle location di High Fidelity da visitare assolutamente nel vostro prossimo viaggio a New York City!

Crown Heights: il cuore della gentrificazione

Il negozio di dischi di Rob è situato a Crown Heights, quartiere nel cuore della gentrification di Brooklyn.
Crown Heights si trova nella zona centrale di Brooklyn: confina con Prospect Heights, Flatbush, Prospect Lefferts Gardens, Brownsville, e Bedford-Stuyvesant.

Gli edifici di Crown Heights sono caratterizzati da una grande varietà di stili, dalle architetture ornamentali alle più recenti costruzioni. È una zona in continua trasformazione, un crogiolo di razze, ricco di musei e locali, uno dei quartieri più trendy e caldi della città.

Ecco le 3 principali location di High Fidelity

Il locale dove Rob e i suoi amici e fidanzati spesso si trovano a bere è il fittizio Allied Bar.
Nella realtà è un’agenzia di viaggi (adibita appositamente a pub per la serie) situata al 1457 Bedford Avenue.

Come arrivarci: (metropolitana)
Franklin Av – Medgar Evers College / 2 – 3 – 4 – 5

Championship Vinyl è il negozio di dischi di cui Rob è proprietaria, nella realtà non esiste e il luogo scelto per rappresentarlo è al piano terra di un edificio situato all’angolo tra Bedford Avenue e Sterling Place nel cuore di Crown Heights (precisamente 1475 Bedford).

Come arrivarci: (metropolitana)
Franklin Av – Medgar Evers College / 2 – 3 – 4 – 5

L’appartamento di Rob si trova, come molte location della serie, a Crown Heigts, al 615 di Lincoln Place, all’angolo con St. John’s Place.

Come arrivarci: (metropolitana)
Franklin Av – Medgar Evers College / 2 – 3 – 4 – 5

La serie tv High Fidelity è disponibile in streaming su STARZPLAY e Disney+.

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Vita da Carlo: perché guardare la serie di e con Carlo Verdone su Prime Video

Presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, Vita da Carlo, la serie tv scritta, diretta e interpretata da Carlo Verdone, arriva finalmente su Prime Video, dopo mesi di attesa.
L’abbiamo vista in anteprima e vi raccontiamo perché vederla.

Vita da Carlo 2021 © Gianfilippo De Rossi

Sguardo benevolo, sorriso accogliente, battuta sempre pronta e pazienza infinita: così molti di noi immaginano Carlo Verdone e così, effettivamente, lo ritroviamo in Vita da Carlo, serie comedy in 10 puntate – la prima della sua carriera – in cui interpreta se stesso in un’irresistibile vicenda comica in cui si intrecciano realtà e finzione.

Quarant’anni di carriera, ventisette lungometraggi da regista e interprete: Carlo Verdone è un regista, attore e sceneggiatore che non ha bisogno di presentazioni, uno di quegli artisti che difficilmente vengono messi in discussione, un po’ come i grandi calciatori alla Paolo Rossi o Roberto Baggio.
Memorabili alcuni dei suoi film, che lui stesso cita nella serie: Maledetto il giorno che ti ho incontrato, Al lupo al lupo, Compagni di scuola, e prima ancora quelli “con i personaggi” ai quali moltissimi fan ancora oggi guardano con nostalgia, come Bianco Rosso e Verdone o Un sacco bello.
Film memorabili come Borotalco, e altri meno riusciti come Gallo Cedrone, fino agli ultimi (Benedetta Follia, L’abbiamo fatta grossa) opere indubbiamente più mature, meno brillanti di altre, ma sempre con quei caratteri distintivi che rendono Carlo, per molti, “uno di famiglia”.

La malinconia è un sentimento alla base di quasi tutti i film di Verdone, unito all’ironia, sempre presente e a volte preponderante e dilagante.
Ma sono senza dubbio i film “quelli tristi” – come li sentiamo definire da alcuni dei personaggi che incontriamo nella serie – a lasciare il segno e a raccontare vizi e virtù degli italiani, da oltre quarant’anni, e ad accompagnarci nelle storie bizzarre, nostalgiche e più vicine alla realtà di quanto si possa immaginare, di personaggi che potremmo incontrare nella vita di tutti i giorni.
E ancora la leggerezza e lo sguardo dissacrante: così Carlo ha raccontato le sue storie e i suoi personaggi, spesso impacciati, fragili o arroganti solo per posa: un’umanità improbabile e variegata.
E poi le donne, immancabili e necessarie nei suoi film: Billa (Margherita Buy in Maledetto il giorno che ti ho incontrato), Iris (Claudia Gerini in Sono pazzo di Iris Blond), Arianna (Asia Argento in Perdiamoci di Vista) solo per citarne alcune, sono tutte donne dalle mille sfaccettature, vulnerabili, combattive, instancabili.

Vita da Carlo 2021 © Gianfilippo De Rossi

L’ipocondria, la passione per la musica (soprattutto quella rock), l’amore immenso per Roma e per LA Roma, intesa come squadra di calcio: tutto questo è Carlo Verdone, e tutto questo ritroviamo in Vita da Carlo, una serie che racconta parti più intime e riservate dell’attore rispetto ai suoi film e che non sono scevre da riferimenti e citazioni degli stessi.

Dieci episodi da mezz’oretta circa popolati da amici e colleghi di Verdone, su tutti la sua spalla nella serie, il bravissimo Max Tortora (apparso recentemente in Tutta colpa di Freud, una serie meno brillante di questa, sempre su Prime Video, al fianco di Claudio Bisio).

La trama è semplice quanto paradossale: dopo un video in cui se la prende con la mala gestione della città di Roma, e che in poche ore spopola sul web, a Carlo viene proposto di diventare sindaco della Capitale, dal partito politico al potere prima e dai cittadini poi. Un’occasione che non sembra disdegnare più di tanto e che introduce e approfondisce uno dei temi cardine della sua filmografia e della sua vita: il rapporto conflittuale con la  sua città natale, quella Roma tanto amata ma così piena di crepe che fanno male al cuore. Quella Roma che guarda con affetto e malinconia dal suo terrazzo, mentre fuma una sigaretta e si chiede perché in questa città nulla vada mai come dovrebbe purtroppo.

La serie è prodotta da Filmauro di Luigi e Aurelio De Laurentiis, è diretta da Carlo Verdone e Arnaldo Catinari su una sceneggiatura di Carlo Verdone, Nicola Guaglianone, Menotti, Pasquale Plastino, Ciro Zecca, Luca Mastrogiovanni.

Accanto a Verdone e Max Tortora, nel cast anche Anita Caprioli, Monica Guerritore, Antonio Bannò, Caterina De Angelis, Filippo Contri e numerosi famosi personaggi nel ruolo di guest star che preferiamo non spoilerare per garantirvi l’effetto sorpresa.

courtesy of Prime Video
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Gossip Girl 2021: perché vedere il sequel su Sky e NOW (dal 27 ottobre)

Dal 27 ottobre su Sky Serie e in streaming su NOW il chiacchieratissimo sequel di Gossip Girl, che forte degli ascolti record ottenuti negli USA è stato già rinnovato per la seconda stagione.
La nostra Rece in anteprima vi racconta perché vederlo.

Ph: courtesy of Sky

Gossip Girl 2021 (così è stato ribattezzato per distinguerlo dalla serie originale) negli Stati Uniti ha letteralmente spopolato con i primi sei episodi trasmessi: in soli quattro giorni dalla messa in onda, il pilot è stato il contenuto più visto di sempre su HBO Max, con oltre 555 mila spettatori e sui social è un fenomeno inarrestabile.
Il giorno del lancio, su Twitter è entrato e rimasto nei trending topic per molte ore, e su TikTok i contenuti ispirati alle prime scene della serie hanno totalizzato oltre 15 miliardi di visualizzazioni.

Divisa in due parti (con la seconda che debutterà negli Stati Uniti e su Sky a novembre), la prima stagione sarà trasmessa su Sky e NOW senza interruzioni, e nel frattempo le sei stagioni di Gossip Girl (2007) sono disponibili per intero on demand.

Dopo la speciale reunion di Friends e il sequel di Sex and the City, HBO Max è riuscito così a mettere a segno l’ennesimo colpo vincente, puntando su un altro evergreen.

Gossip Girl 2007 – Gossip Girl 2021

Trasmessa dal 2007 al 2012, Gossip Girl è una serie che strizza l’occhio ai Millenials e che negli ultimi anni ha attirato anche e soprattutto la GenZ.
Creato da Joshua Safran e basata sulla serie di romanzi di Cecily von Ziegesar – nonché sullo show originale sviluppato da Josh Schwartz e Stephanie Savage – il sequel vede un accattivante cast interpretare la giovane generazione dell’élite di Manhattan, con nuove storie raccontate in chiave contemporanea. Ancora più scandali e drammi e una nuovissima, sempre più temuta Gossip Girl, misteriosa e onnisciente narratrice della serie (a cui in originale, proprio come nella serie madre, presta la voce Kristen Bell).

Ph: courtesy of Sky

Perché vedere Gossip Girl 2021

Da queste parti non siamo tanto inclini alle cosiddette “operazioni nostalgia”.
La serie originale – al netto di tutti gli evidenti difetti e soprattutto di un finale un po’ sprecato – è riuscita comunque a entrare non solo nei nostri cuori ma in quelli di numerosi fan in tutto il mondo e la notizia di questo sequel ha fatto alzare ben più di un sopracciglio. Malgrado i pregiudizi che hanno accompagnato la visione di questi primi episodi e nonostante il pilot risulti poco convincente, andando avanti con gli episodi, la serie assume una sua personalità e trova il suo post nel panorama seriale contemporaneo, conquistando sempre più la mia attenzione.
Social network, influencer marketing, dating App e adolescenti senza freni: nulla di nuovo né di eclatante, ma godibile per gli appassionati del genere e i nostalgici delle storie dei ragazzi dell’Upper East Side e Constance Billard St. Jude’s School.

Il cast è azzeccatissimo (sono tutti belli belli in modo assurdo e vestiti in maniera impeccabile) e sia la regia e che la fotografia rendono tutto estremamente sexy e magnetico, facendo da contraltare a una sceneggiatura che ogni tanto si rivela invece un po’ zoppicante.
La New York sullo sfondo è più affascinante che mai (anche se è molto strano vedere le scale del famigerato Metropolitan Museum  deserte, causa pandemia durante le riprese) e come guilty pleasure, il sequel di Gossip Girl è senza dubbio perfetto.

La serie è fresca, attuale e svolge egregiamente il suo dovere: intrattenere e divertire, raccontando l’élitaria GenZ newyorkese, trasportandoci nelle vite dei protagonisti di episodio in episodio, in attici con vista sullo skyline di Manhattan o meravigliosi loft a Brooklyn, curiosi di vedere fin dove si spingeranno per conquistare un nuovo amore o mettere a segno l’ennesimo successo.

Sono irresistibili, anche nelle loro storie surreali e poco credibili, e seducenti (quasi) quanto Serena e Blair.
La narrazione transmediale, davvero ben riuscita, contribuisce allo sviluppo della storia e a una migliore comprensione del mondo narrato: notifiche, messaggi, email, reaction, tutto funziona in maniera fluida e rende la serie ultra contemporanea. Personaggi non binary e ragazze queer e di colore fanno saltare tutte le etichette del caso e non stonano di una virgola: sono giovani, liberi, disposti a tutto pur di avere quello che sognano, cosa c’è di più realistico di questo?
Certo, poi sono ricchi in maniera esagerata e ci fanno ritornare in un attimo alla finzione, ma è così bello osservarli in club esclusivi, nei party sui rooftop e ammirarli nei loro meravigliosi vestiti da migliaia di dollari…
XOXO
(continua a leggere dopo la foto per scoprire la trama e il cast di Gossip Girl 2021)

Ph: courtesy of Sky

La trama di Gossip Girl 2021

Si torna nell’esclusiva Constance Billard St. Jude’s School. Mentre la giovane influencer Julien Calloway e la sua sorellastra Zoya finalmente possono passare del tempo assieme senza preoccuparsi del giudizio dei loro rispettivi padri, “Gossip Girl” torna a colpire. Solo che stavolta non si tratta di Dan Humphrey o di qualcuno con una storia simile alla sua, ma di un gruppo di professori stufi dei loro facoltosi e viziatissimi studenti, ai quali è arrivato il momento di farla pagare…ovviamente con scottanti rivelazioni e pubbliche umiliazioni nella piazza virtuale dei social network. A farne le spese in prima battura sarà proprio il rapporto tra Julien e Zoya, che si ritroveranno da complici a rivali.

Il cast di Gossip Girl 2021

Ph: courtesy of Sky

Nel cast Jordan Alexander, Eli Brown, Thomas Doherty, Tavi Gevinson, Emily Alyn Lind, Evan Mock, Zion Moreno, Whitney Peak e Savannah Lee Smith.
Con Todd Almond, Adam Chanler-Berat, Johnathan Fernandez e .

 

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