Squid Game: il segreto dietro al successo della serie più vista su Netflix

Rece Veloce su Squid Game: perché vederla ma soprattutto come mai è la serie più vista in assoluto su Netflix?
Ecco i punti di forza di questa incredibile serie che sta spopolando in tutto il mondo.

Squid Game su Netflix
Squid Game è una serie sulla società capitalistica moderna, la storia di una gara estrema, un po’ come la vita.
È una favola contemporanea, un’allegoria, una riflessione spietata e cinica sulla natura umana e sul mondo contemporaneo.

Perché vedere Squid Game

L’ideatore e regista, Hwang Dong-hyuk, conclude la sceneggiatura di Squid Game nel 2009, immaginandolo inizialmente come un film.
Solo dieci anni più tardi, grazie alla libertà creativa concessa da Netflix, Dong-hyuk espande la sua storia in una serie che ha battuto già ogni record: 111 milioni di spettatori in tutto il mondo, a meno di un mese dal rilascio, è la serie Netflix più vista di sempre.

Squid Game il cast
Ph: courtesy of Netflix

Squid Game è la serie coreana che ha conquistato il mondo, abbattendo qualsiasi barriera linguistica: è diventata in poco tempo un fenomeno universale, che sta spopolando dappertutto.
I suoi punti di forza sono parecchi, ma l’estetica ricopre indubbiamente un ruolo fondamentale: gli ambienti e i colori, la scenografia e i simboli, la distanziano nettamente dalle altre serie “di sopravvivenza”.
I colori vivaci e i set enormi portano il pubblico in un mondo di fantasia, ma estremamente realistico, a tratti splatter, a tratti amaramente ironico e drammatico.

Bambola Squid Game

Ciò che rende scioccante (e originale) la serie, è la contrapposizione netta tra la spensieratezza tipica dell’infanzia (presente nei giochi che i personaggi devono superare per vincere il montepremi finale) e la lotta esasperante e straziante per la sopravvivenza, poiché in Squid Game chi non vince viene ucciso a bruciapelo. Altroché “l’importante è partecipare”.

La trama di Squid Game

456 concorrenti disperati gareggiano gli uni contro gli altri in vari giochi per bambini nel tentativo di sopravvivere e vincere il montepremi di 45,6 miliardi di won che potrebbe trasformare la loro triste esistenza. Un misterioso invito a partecipare alla gara è inviato a persone con un disperato bisogno di denaro. I 456 partecipanti di ogni ceto sociale sono intrappolati in un luogo segreto dove competono per vincere 45,6 miliardi di won. Ad ogni turno si cimentano in un popolare gioco coreano per l’infanzia come “Un, due, tre, stella”, ma chi perde… muore. Chi vincerà e qual è il vero motivo della gara?

Protagonista Squid Game
Ph: courtesy of Netflix

Il cast di Squid Game

Lee Jung-Jae interpreta Seong Gi-hun, il protagonista di Squid Game, padre divorziato, giocatore d’azzardo incallito, sommerso dai debiti. Cho Sang-woo (Park Hae-Soo) è il suo migliore amico, ragazzo prodigio laureato in una prestigiosa università coreana.
Jung Ho-Yeon interpreta la giovane Kang Sae-byeok, che vuole partecipare ai giochi per portare sua madre e la sua sua famiglia fuori dalla Corea del Nord e far uscire il fratellino da un orfanotrofio di Seoul.
Tripathi Anupam, uno dei pochi attori non coreani presenti nel cast, interpreta Abdul Ali, pakistano immigrato che a seguito di un incidente sul lavoro ha perso diverse dita.
Wi Ha-Joon interpreta Hwang Jun-ho, agente di polizia infiltrato sotto copertura, sulle tracce di una possibile pista riguardante il fratello scomparso, proprio dopo aver partecipato ai giochi.
foto squid game
Ph: courtesy of Netflix
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10 serie tv da vedere se ti è piaciuta Ted Lasso

Ted Lasso non è solo una serie tv: è in tutto e per tutto anche uno stato d’animo, proprio perché fa bene all’anima, nelle sue parti più comiche e ironiche, ma anche in quelle più cupe e drammatiche.

10 serie tv da vedere dopo Ted Lasso

È una serie che non ha paura di affrontare argomenti difficili, come la salute mentale, o di ribaltare stereotipi maschili, affermando nuovi modelli di uomo bianco etero.
Di Ted, nel mondo ce ne sono pochi, ma allo stesso tempo tanti: uomini fragili, pieni di irrisolti alle spalle, che spesso non hanno il coraggio di chiedere aiuto, ma anche persone ottimiste, solo all’apparenza “leggere”, con una profondità d’animo difficilmente riscontrabile in altri.

☀️ Ted Lasso porta con sé un messaggio di speranza, di positività e coraggio. Aiuta a ridere e sorridere, ed è capace di commuovere con una frase, il gesto di un personaggio, le note di una canzone nella colonna sonora.

Onore a Jason Sudekis in primis, ma anche a tutto il resto dell’incredibile cast incredibile di queste due stagioni immense.
Da Brett Goldstein (Roy Kent) a Juno Temple (Keeley Jones), dal boss Hannah Waddingham al suo dolcissimo braccio destro Higgins (Jeremy Swift), fino agli altri due coach della squadra, Beard (Brendan Hunt) e Nate (Nick Mohammed).
Un vero lavoro di squadra in cui tutti gli strumenti suonano all’unisono creando un piccolo capolavoro di cui, fino all’uscita della terza stagione, sentiremo sicuramente la mancanza.

E proprio per questo motivo nasce l’idea per la Playlist di questa settimana, con le 10 serie tv da vedere se avete già nostalgia di Ted e della sua crew.

➡️ N.B. Nessuna serie è Ted Lasso né lo sarà mai, su questo siamo tutti d’accordo, ma esistono altri titoli decisamente ben riusciti che in qualche modo possono riportarci con lo stato d’animo, in alcuni episodi, a ciò che abbiamo visto in questa meravigliosa serie.

Buona lettura e buona visione! 📺

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AlRawabi School for Girls, serie tv Netflix: educazione femminile in Medio Oriente, tra bullismo e vendetta

Ha debuttato in sordina su Netflix a metà agosto: AlRawabi School for Girls è un drama prodotto e interpretato interamente da donne arabe.
Una storia di bullismo, vendetta e violenza.
Ecco perché vedere questa serie.

AlRawabi School for Girls serie tv Netflix

Questa serie è il secondo originale Netflix ambientato in Medio Oriente – dopo la meno riuscita Jinn – con un cast di promettenti talenti giordani: AlRawabi School for Girls riflette l’interesse della piattaforma streaming in un investimento duraturo in contenuti arabi mediorientali.
Ambientata infatti in Medio Oriente, è un dramma (non lo chiameremo teen drama nonostante le protagoniste siano delle adolescenti) sulla vita di un gruppo di giovani liceali, prodotto e interpretato interamente da donne arabe.
La sceneggiatura e la regia della serie sono della regista giordana Tima Shomali in collaborazione con la scrittrice Shirin Kamal, la produzione è di Nadine Toukan, e la fotografia di Rachel AounAhmad Jalboush.

La trama di AlRawabi School for Girls

Mariam (Andria Tayeh), studentessa introversa e riservata, è uno dei bersagli di Layan (Noor Taher) e delle sue amiche bulle Rania (Joanna Arida) e Roqayya (Salsabiela A.).
Il trio terrorizza da anni le studentesse della scuola per ragazze AlRawabi, e ogni giorno esercita abusi di potere e atti prevaricatori sulle compagne meno estroverse e più timide, instaurando un clima di terrore e soggezione continuo.
Dopo l’ennesimo atto di bullismo perpetrato ai danni della sua migliore amica Dina (Yara Mustafa), Mariam chiede aiuto al personale scolastico per fermare ciò che accade, senza però ricevere soccorso da nessuno. Layan e le sue amiche, dopo averla pestata nel cortile della scuola le dichiarano guerra.
Da quel momento in poi, Mariam ha in mente solo una cosa: vendicarsi, e la vendetta diventa per lei una vera e propria ossessione, tanto da trasformarsi rapidamente da vittima in carnefice e far la fine delle sue stesse aguzzine.

Perché vedere AlRawabi School for Girls

Tutto è rosa, all’apparenza, in AlRawabi School for Girls: le pareti della scuola, le maioliche del bagno, le uniformi delle ragazze, il loro make up, gli smartphone, gli accessori.
Tutto sembra perfettamente stabile e in ordine agli sguardi meno attenti, ma dietro le mura domestiche, di rosa, rimane ben poco.
Dietro le mura domestiche è facile essere minacciate con una pistola o un pugno da un padre o un fratello per aver risposto all’sms di un ragazzo, o aver indossato la gonna qualche centimetro più in alto del dovuto.
Dentro le case, nessuna donna è davvero al sicuro e deve fare i conti, ogni minuto di ogni giorno, con minacce, precetti religiosi e libertà microscopiche difficili da conquistare.

L’educazione e la cultura che le ragazze di AlRawabi subiscono ogni giorno, insegna loro a non alzare la testa, ad abbassare lo sguardo, a non dire una parola di troppo.

Innovatrici, percorritrici e artefici del futuro” cantano le compagne di classe di Mariam e Layan, ma è solo un inno disperato in fondo, e le ragazze lo sanno bene. Guardano speranzose all’Occidente, oppresse dal patriarcato, libere solo per finta, “rosa” solo all’apparenza.

AlRawabi School for Girls racconta una storia come tante, di bullismo, vendetta e violenza, dove nessuno è buono o cattivo: dove Mariam e Layan, con le loro rispettive alleate, si passano lo scettro di buona e cattiva di episodio in episodio (sono 6 in totale).  Sono le due facce di una stessa medaglia, con tratti caratteriali ben definiti che le accomunano: sono sognatrici, ostinate, fragili e spaventate.

Dimenticate le favolette femminili a lieto fine romantiche e rassicuranti e i teen drama poco impegnativi e sessualmente trasgressivi: AlRawabi School for Girls è una serie (non priva di difetti indubbiamente, soprattuto nei dialoghi) che vi scuoterà fin nel profondo, soprattuto nel finale.
Una serie sulle donne raccontate dal punto di vista delle donne,  una storia fuori dagli schemi tradizionali, ambientata in quel Medio Oriente caratterizzato da una moltitudine di vite e sfaccettature sconosciute in altre parti del mondo.
Un po’ come accadde lo scorso anno con Unorthodox, anche AlRawabi School for Girls porta alla luce una storia che merita di essere raccontata e ascoltata.

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Luna Park: un salto a Roma negli anni Sessanta nella nuova serie tv di Netflix

Misteri e intrecci famigliari al centro di Luna Park, la nuova serie tv italiana prodotta da Fandango, su Netflix dal 30 settembre.
L’abbiamo vista in anteprima e ve ne parliamo meglio senza spoiler!

LUNA PARK SU NETFLIX
LUNA PARK (L to R) SIMONA TABASCO as NORA and ALESSIO LAPICE as SIMONE in episode 102 of LUNA PARK Cr. ANDREA MICONI/NETFLIX © 2021

Il posto più magico della Roma anni ‘60 sta per aprire le porte.

Netflix ha lanciato Luna Park con questo payoff, lasciandoci presumere che ci saremmo addentrati in una serie speciale, quasi incantevole, sicuramente magica, per l’appunto.
Peccato che i sei episodi visti in anteprima, di magico non hanno proprio nulla, neanche l’ambientazione.
Nonostante un buon episodio pilota – che aveva lasciato ben sperare – le restanti puntate soffrono della maggior parte dei (soliti) difetti delle produzioni italiane Netflix: prive di complessità narrativa, caratterizzate da una sceneggiatura debole, per nulla credibili dal punto di vista della recitazione.
Ne parleremo tra poco, vediamo intanto la trama di Luna Park e chi la interpreta, l’ha scritta e diretta.

La trama di Luna Park

In primo piano la vicenda di Nora, una giovane giostraia, e di Rosa, una ragazza della Roma bene che, grazie a un incontro voluto dal destino, scoprono di essere sorelle.
In un susseguirsi di intrighi e misteri da svelare, cercano di fare luce sul perché, ancora in fasce, sono state separate e destinate a vivere due vite completamente agli antipodi, estranee del forte legame che invece le univa.

Sullo sfondo di una delle città più belle del mondo, Roma, con le sue luci, lo sfarzo, i divertimenti dei mitici anni della Dolce Vita e la magia del Luna Park, la serie porta due famiglie a guardarsi indietro per fare chiarezza sul proprio futuro. Nel Luna Park si alternano e si intrecciano i destini di diverse generazioni, in un percorso fatto di intrighi e segreti durante il quale troverà posto anche la scoperta del primo amore.

Il cast di Luna Park
LUNA PARK (L to R) SIMONA TABASCO as NORA and LIA GRIECO as ROSA in episode 103 of LUNA PARK Cr. ANDREA MICONI/NETFLIX © 2021

Luna Park: cast & crew

La serie, in 6 episodi, è creata e scritta da Isabella Aguilar (Baby, The Place) e vede dietro la macchina da presa Leonardo D’Agostini (Nastro d’Argento al miglior regista esordiente nel 2019 per Il Campione) e Anna Negri (Baby).

La famiglia Marini, di cui fa parte Nora, interpretata da Simona Tabasco (I Bastardi di Pizzofalcone, Doc – Nelle tue mani) vede Tommaso Ragno nel ruolo di suo padre Antonio, Milvia Marigliano (Sulla mia pelle, Loro 2) in quello di sua nonna Miranda. Mario Sgueglia (Il Campione, Summertime) è suo zio Ettore e Ludovica Martino (Skam Italia), sua madre Stella.

La famiglia Gabrielli è composta da Lia Grieco, che debutta in una serie tv nel ruolo di Rosa, Guglielmo Poggi (Smetto quando voglio), nel ruolo di suo fratello Giggi, Paolo Calabresi, nei panni di Tullio, padre di Rosa e Giggi, e Fabrizia Sacchi (La prima cosa bella) in quelli della madre Lucia.

Alle vicende delle famiglie Marini e Gabrielli, si intrecciano quelle dei Baldi, famiglia composta da Lando, interpretato da Michele Bevilacqua (Don Matteo, La Squadra), Doriana, che ha il volto di Lorenza Indovina (Forever Young),  e i loro 2 figli, Matteo interpretato da Edoardo Coen e Simone da Alessio Lapice (Il Primo Re).

Luna Park - il cast
LUNA PARK (L to R) GUGLIELMO POGGI as GIGGI and ALESSIO LAPICE as SIMONE in episode 103 of LUNA PARK Cr. ANDREA MICONI/NETFLIX © 2021

Luna Park: bocciata nonostante le premesse

Il fatto che dietro Luna Park ci sia parte del team di Baby, è piuttosto evidente: la serie non brilla né per i dialoghi né per la sceneggiatura, e la storia in sé, alla fine della visione, si rivela piuttosto inconcludente. Tutti difetti già riscontrati nella serie sulle “squillo dei Parioli”.
La recitazione non aiuta, ma questa volta con un’aggravante in più: la messinscena molto teatrale e il linguaggio apparentemente forbito nella recitazione da parte di alcuni attori, soprattutto della famiglia Marini, si scontra con il ruolo che gli stessi dovrebbero interpretare e con il contesto in cui la storia è ambientata. Lo stesso Paolo Calabresi, sempre ineccepibile, risulta fin troppo ingessato e costruito, e come sempre ciò si riflette sulla credibilità dei personaggi e della storia: è impossibile infatti attivare quella sospensione dell’incredulità e immergersi nella storia – caratteristiche fondamentali in ogni film e serie tv per creare empatia col pubblico – se la recitazione e i protagonisti risultano così poco convincenti.

La sceneggiatura inoltre, nonostante le premesse e le buone potenzialità, si è dimostrata debole nella storyline principale (quella sulle due sorelle), e ancor meno plausibile nella storia secondaria, legata a un omicidio che coinvolge parte dei personaggi.

La stessa scenografia convince a metà: aldilà di qualche costume e ricostruzione, di quella Roma degli anni Sessanta annunciata in pompa magna, c’è poco e niente.
Di quei Poveri ma Belli o de La Dolce Vita – entrambi film manifesto di quell’epoca meravigliosa, di quegli anni sacri quasi, che precedono e susseguono il “miracolo italiano” che contraddistinse la società romana di quegli anni – non rimane granché se non qualche costume di scena e qualche angolo simbolico della Capitale inquadrato qua e là.
Poca sostanza, soprattutto se pensiamo a serie tv italiane che sono davvero un capolavoro di scenografia e di ricostruzione di un’epoca, basti pensare al rione e alla Napoli degli anni Cinquanta protagonisti ne L’Amica Geniale.

Le stesse musiche ci hanno lasciato perplessi: la colonna sonora di Luna Park è formata principalmente da musica originale di matrice orchestrale (eseguita dall’Orchestra Italiana del Cinema), da musica elettronica e caratterizzata dalla presenza di diversi brani di repertorio. Le musiche diegetiche sono quasi sempre musiche inerenti al periodo storico nel quale è ambientata la serie.
Il “quasi” appena citato è la nota dolente. Se pensiamo al panorama musicale italiano di quegli anni, alla quantità di brani indimenticabili che hanno fatto la storia della musica italiana, si sarebbe potuto fare di più, molto di più. Magari iniziando a evitare di inserire nella soundtrack una cover di Chasing Cars degli Snow Patrol.

Insomma, ancora una volta, Netflix cade sull’ennesima serie tv italiana che scimmiotta qua e là titoli internazionali, senza riuscire però nell’intento di lasciare il segno o, almeno, garantire ai suoi utenti una bella storia da guardare.

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Black Mafia Family: la nuova serie tv di 50 Cent su STARZPLAY

Black Mafia Family di 50 Cent: la storia dei fratelli Demetrius, nei bassifondi di Detroit negli anni ’80, dietro la più importante organizzazione di traffico di droga nel paese conosciuta come Black Mafia Family, arriva il 26 settembre su STARZPLAY.

Black Mafia Family serie tv su STARZPLAY

«Get Rich or Die Tryin’»: la storia di 50 Cent

Curtis Jackson, 50 Cent,  nasce a Southside, South Jamaica, quartiere popolare a pochi passi dal Queens (New York) e a dodici anni, verso la fine degli anni Ottanta, spaccia crack per le strade della città, mentre cresce con i nonni dopo l’abbandono del padre e la morte in un incendio della madre. Il passaggio alla cocaina è rapido, e da adolescente inizia a dividersi tra lo spaccio e il rap, finché non si becca nove proiettili (alle gambe, alle braccia, alle mani e uno sul il viso che gli trafigge la lingua) sopravvive e, dopo essere stato scaricato dalla sua etichetta discografica a causa di questa doppia vita troppo pericolosa, 50 Cent sceglie la musica e molla la vita da “gangsta”.
Una carriera incredibile, lanciata dall’album di esordio del 2003, Get Rich or Die Tryin’, a cui ne seguono altri quattro, l’ultimo nel 2014. Colleziona soldi e successi come producer, si ritrova spesso al centro di diverse faide, e nel 2014 dà vita al Power Universe.

Il Power Universe di 50 Cent

Power è una serie da lui prodotta e interpretata, trasmessa dal network Starz in US e disponibile in Italia su STARZPLAY, che racconta le avventure criminali del celebre personaggio di Ghost (James St. Patrick interpretato da Omari Hardwick), proprietario di locali notturni a NY e a capo di un’organizzazione criminale che, nell’arco di sei stagioni, vede nascere e crollare il suo impero.
A Power sono seguite due serie (e altrettante al momento in produzione), poiché 50 Cent è riuscito a convincere il network che “Power non è una semplice serie, ma un universo espanso, come quello della Marvel”.
Su STARZPLAY trovate sia il primo spin-off, Power Book II: Ghost, sia il primo prequel, Power Book III: Raising Kanan, incentrato sul personaggio interpretato da 50 Cent, e di cui vi abbiamo parlato qui .
Debutterà all’inizio del 2022 negli States (e presumibilmente anche in Italia), Power Book IV: Force, incentrata su Tommy Egan (Joseph Sikora), il socio di Ghost nonché uno dei personaggi più amati dell’universo Power.
Su Power Book V: Influence, al momento l’ultimo capitolo della saga, si sa poco e niente, se non che dovrebbe vedere la luce nel 2023.

Black Mafia Family la vera storia
BMF S1 2021 Marketing Shoot – April 16-17 2021 Ph: courtesy of STARZPLAY

Black Mafia Family: di cosa parla la nuova serie di 50 Cent

BMF racconta a storia dei fratelli Demetrius “Big Meech” Flenory (Demetrius Flenory, Jr.) e Terry “Southwest T” Flenory (Da’ Vinchi), nei bassifondi di Detroit negli anni ’80, che uniscono le forze per creare la più importante organizzazione di traffico di droga degli Stati Uniti conosciuta com Black Mafia Family.
La serie esplora le vite dei fratelli, le dinamiche familiari e il rapporto con la comunità, mettendo in evidenza la loro educazione in un nucleo familiare tradizionale.
I loro genitori Charles Flenory (Russell Hornsby) e Lucille Flenory (Michole Briana White), così come il loro consigliere spirituale, Pastor Swift (Snoop Dogg), spingono i fratelli a seguire un’istruzione formale.
La tensione tra la famiglia biologica di Meech e Terry e la famiglia criminale che hanno formato per sradicarsi dalla povertà, crea loro un conflitto interiore mentre perseguono il sempre sfuggente sogno americano.

Creata e prodotta da Curtis 50 Cent Jackson, è prodotta dalla G-Unit Film and Television dello stesso Curtis, in associazione con Lionsgate Television per STARZ.
Randy Huggins (Star, Rebel, Power) è showrunner, produttore esecutivo, e scrittore. Terry Kopp, Anthony Wilsone Anne Clements sono anche produttori esecutivi.

L’obiettivo della serie, per 50 Cent, è semplice: “A un certo punto hanno acquisito narcotici per un valore di 300 milioni di dollari da una fonte messicana, una cosa enorme. Era nel periodo in cui io ho avuto successo con Get Rich or Die Trying nel 2003. Loro sono stati accusati nel 2005, in pratica nello stesso periodo. E io voglio mostrarveli lassù, nel picco finanziario in cui potevano fare tutto ciò che volevano”.
E chi meglio di lui, in effetti, avrebbe potuto raccontare la loro storia?

Black Mafia Family - 26 settembre starzplay
Ph: courtesy of STARZPLAY

La Detroit di Black Mafia Family

Chiunque abbia visto The Goonies, ricorderà sicuramente la frase pronunciata da Mouth all’inizio del film, per rispondere alla domanda di Data: “Ehi ragazzi, avete mai sentito nominare Detroit?” ovvero: “È li che è nata la musica Motown, c’è il tasso più alto di omicidi del paese“. Era il 1985, e di Black Mafia Family, in America, si sentiva già parlare in qualche modo.
Detroit è a tutti gli effetti un personaggio della prima stagione: il fatto che Randy Huggins, lo sceneggiatore/ showrunner del progetto, sia di Detroit e abbia familiarità con quel periodo, gli ha permesso di renderla molto realistica, e questa è indubbiamente una delle velleità più riuscite della serie.
Huggins vedeva che gli omicidi si verificavano costantemente e i ragazzini vendere droga, ma ha saputo trovare conforto nel basket e nel calcio, sport che lo hanno tenuto al sicuro. “C’era sempre un evento sportivo a salvarmi, mentre le persone del mio quartiere che stavano senza far nulla venivano coinvolte in ogni genere di cose”.

Perché vedere Black Mafia Family su STARZPLAY

La serie cattura l’essenza della gioventù multiculturale che ha vissuto a Detroit negli anni ’80 e permette agli spettatori di comprendere le origini dei fratelli Flenory e il motivo per cui hanno scelto di seguire certe scelte. I personaggi sono raccontati a partire dai loro difetti, sono vulnerabili, fragili, e per questo resilienti. BMF racconta in qualche modo la ricerca ossessiva del sempre più sfuggente sogno americano, ed è sicuramente una buona serie per gli appassionati di “gangsta drama“.
Ricorda Power per certi e ovvi motivi, ma è più matura, sia a livello di regia che di sceneggiatura.
La storia dei fratelli Demetrius (condannati a trent’anni di carcere), il loro rapporto fraterno che cresce e cambia di episodio in episodio, è il fulcro per raccontare un complesso intreccio tra criminalità organizzata, spaccio di stupefacenti, musica hip hop e cultura afroamericana.
Una storia di antieroi, di occasioni colte al volo e vite vissute al limite.
Di un’America molto diversa dai drama patinati sui white americans che siamo abituati a vedere sul piccolo e grande schermo: una serie autentica, seppur di nicchia, decisamente riuscita.

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The Fall: Jamie Dornan e Gillian Anderson in un thriller mozzafiato

The Fall, serie tv con Jamie Dornan e Gillian Anderson del 2013, nuovamente disponibile su Netflix con le tre stagioni.
Ecco perché recuperarla se ve la foste persa alla sua prima messa in onda.

The Fall su Netflix
Ph: courtesy of Netflix

“Esistono mondi visibili
e mondi invisibili:
è per questo che le persone soffrono”.

 

La trama di The Fall

The Fall è un thriller ambientato nell’Irlanda del Nord, in una Blefast buia, piovosi e oscura, teatro di una serie di enigmatici e misteriosi omicidi che vanno sotto il nome di “Caso Musicman”. Quando la polizia locale non riesce a fare passi avanti sul caso, decide di chiedere un aiuto in più alla Metropolitan Police, che manda a supporto la sovrintendente Stella Gibson (Gillian Anderson, X- Files, Hannibal, Sex Education) una donna  ermetica e ossessionata dal controllo.
Stella intuisce da subito di trovarsi di fronte a un solo criminale  e che gli omicidi sono tutti collegati dal movente della misoginia: le vittime sono sempre bellissime donne single e in carriera.
La serie è disponibile su Netflix con le tre stagioni complete.

Il personaggio di Jamie Dornan in The Fall

Lasciare il segno. Attirare l’attenzione. Essere notato. Inscenare un incredibile spettacolo. Confondere immaginazione e realtà.
Paul Spector (interpretato da uno strepitoso Jamie Dornan) ha un buco nero profondo e incolmabile in mezzo al cuore.
Le sue perversioni, sessuali e voyeuristiche, alimentano inevitabilmente la sua solitudine, radicata da anni dentro di lui.
Ha un passato da dimenticare, violento, traumatico e doloroso. Sa che deve a lasciarselo alle spalle, ma non è facile riuscirci e Paul non vuole chiedere aiuto. È autodistruttivo come pochi.
Sfida se stesso, si mette alla prova, cerca di “essere normale” e tenta addirittura di vivere la routine, calandosi in una vita comune, senza troppe emozioni, con una moglie come tante e due bambini, ma non gli basta. E fallisce.
Attraente e magnetico, Paul cura il suo corpo, si allena, diventa esteticamente perfetto: muscoli scolpiti, sguardo ipnotizzante, fascino assassino, in tutti i sensi. Gli manca l’euforia.
Quel senso di inebriante euforia che soltanto esercitando il controllo fisico e psicologico su un altro essere umano lui riesce a provare.
Paul prova a varcare ogni limite, per trasgredire e godere egli stesso della sua trasgressione, per mettere alla prova il suo autocontrollo, per sentire il cuore uscirgli dal petto.
Ma non regge il colpo. Mai.
Ed è lì il suo limite, il limite tra psicosi e normalità: non accorgersi di quando fermarsi.
O peggio, accorgersene e andare avanti ugualmente.
È esattamente lì che l’euforia si trasforma in violenza estrema, in disordine mentale, in una malattia incurabile.
Ogni volta che ci prova, si spinge troppo in là, i suoi lussuriosi desideri sessuali, si trasformano in violenza allo stato puro, e le donne sotto di lui, tra le sue mani, diventano vittime innocenti alle quali infliggere le peggiori torture.
Ed è qui che si trasforma in un mostro, un individuo violento, ossessivo, psicotico. Ma sempre incredibilmente e maledettamente affascinante, nonostante tutto.

Perché guardare The Fall su Netflix

Attraverso dialoghi solidi e una sceneggiatura impeccabile, in tre stagioni la serie riesce a caratterizzare perfettamente i due personaggi principali: il serial killer Paul e la detective Stella Gibson.
La serie è ben scritta, ben diretta e interpretata eccezionalmente dai due attori protagonisti, ma troppo poco coraggiosa riguardo il rapporto tra loro due.
Anziché dimostrarsi audace quando potrebbe infatti, e provare a scendere nei meandri della psiche di Spector e del fascino bdsm che inevitabilmente questo personaggio porta con sé e che esercita su Stella un’attrazione pericolosa e devastante, la serie di Allan Cubitt, vira bruscamente la sceneggiatura.

The Fall interrompe un incantesimo quasi riuscito e sceglie la via più breve per farlo precipitare nel comunissimo e consueto errore di interpretare pratiche sessuali meno ordinarie (ma diffusissime), come un vizio a tutti i costi pericoloso, violento e border line.
Rimane però un ottimo thriller assolutamente da recuperare se ve lo foste perso al suo primo passaggio in streaming.

Il bello di The Fall è che per un attimo, riesce a trasformare un assassino spietato nell’amante che tutte vorrebbero.

Il brutto è che quando il gioco si fa duro (in tutti i sensi), dopo aver lanciato il sasso, tira indietro la mano, relega Paul Spector in quel sovraffollato limbo di killer tutti simili l’un l’altro, dove almeno, resterà sempre però il più affascinante.
Una magra consolazione, purtroppo.

 

 

 

 

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