Le migliori serie del 2017 tratte dai romanzi

Estate: caldo, ferie, vacanze, tempo libero.
Tanto tempo libero, perfetto per il recupero di serie tv tralasciate durante l’inverno o una caterva di libri da leggere sotto l’ombrellone.
Quale migliore connubio, quindi, se non quello di romanzi da cui hanno tratto serie, o serie tratte da romanzi?
Il 2017, tra sequel prequel e spin-off, è stato finora un anno ricco di novità sul piccolo schermo, e a farla da padrone sono state proprio le serie tratte da romanzi più o meno famosi, dai best seller ai titoli tornati in auge proprio grazie alla tv.
Ecco quindi alcuni dei titoli da recuperare, in tv o su carta, qualora ve li foste persi.

Big Little Lies

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Tratta dal best seller di Liane MoriartyBig Little Lies è andato in onda in Italia su Sky Atlantic. Diretta da Jean Marc Vallée – regista di Dallas Buyers Club – tra le interpreti, grandi nomi di Hollywood da Reese Whiterspoon a Nicole Kidman, da Shailene Woodley a  Alexander Skarsgård.
I sette episodi dell’adattamento televisivo del romanzo sono stati affidati a David E. Kelley, famoso tra gli appassionati di serie tv, per Ally McBeal, The Practice.
A metà strada tra Desperate Housewives e The Affair, la storia di Big Little Lies si concentra sulle indagini su un misterioso omicidio avvenuto a Monterey, ricca cittadina americana che si affaccia sull’Oceano, dove madri psicotiche di figli viziati muovono le redini della scena.
Cast stellare, regia impeccabile e colonna sonora azzeccatissima, hanno contribuito ad assicurarle un posto d’onore tra i migliori prodotti del 2017 tanto che non mancano rumors sulla possibilità di una seconda stagione slegata dal romanzo.
Maggiori approfondimenti su Big Littles Lies.

13 Reasons Why

13 reasons why
Hannah Baker (Katherine Langford) è una teenager, una di quelle incasinate, disperate e tristi.
Hannah si toglie la vita e lascia ai suoi compagni di scuola una scatola contenente tredici audiocassette per spiegare le tredici ragioni che l’hanno spinta a compiere un gesto così estremo, ognuna legata a uno di loro.
Questa la trama, in breve, di Tredici (13 Reasons Why), serie originale Netflix, dramma adolescenziale tratto dall’omonimo romanzo di Jay Asher.
Tra gli showrunner della serie, che ha fatto parecchio parlare di sé per la tematica affrontata – il bullismo -, il premio Pulitzer Brian Yorkey e Diana Son (American Crime). Tra i produttori esecutivi la pop star Selena Gomez, e alla regia il premio Oscar per SpotlightTom McCarthy.
Esteticamente e tecnicamente, 13 Reasons Why non è la serie perfetta: è acerba, grossolana in alcuni passaggi, prolissa a volte nella sceneggiatura. È però una serie genuina, intensa come poche altre, capace di riportare a galla i nostri ricordi di adolescenti, anche quelli più brutti, e sbatterceli violentemente in faccia.
Descrive con durezza ogni sgarbo o torto tipico di quell’età, e non nasconde una delle verità più innegabili di sempre: i teenager sono soli, spaventati, insicuri. E allo stesso tempo, possono essere cattivi, superficiali e pericolosi, nonostante faccia comodo pensare che non sia realmente così.
Maggiori approfondimenti su 13 Reasons Why.

The Handmaid’s Tale
The Handmaid's Tale

La serie The Handmaid’s Tale, disponibile su TIMvision e composta da 10 episodi in totale, è stata ideata da Bruce Miller (ERThe 100) ed è tratta sull’omonimo romanzo distopico del 1985 di Margaret Atwood, edito in Italia da Mondadori nel 1988 e da Ponte delle Grazie nel 2004.
La trama è semplice e inquietante: in un futuro non troppo lontano (anzi, a un passo da noi, viste le citazioni su smartphone e servizi attualissimi come Uber), la religione, ancora una volta, si è imposta come arma di sopruso e violenza. Un solido gruppo di cristiani estremisti è riuscito a imporre lo stato totalitario nella società di Gilead, instaurando una teocrazia patriarcale in cui le donne sono state private di ogni loro diritto umano e sono considerate oggetto e proprietà degli uomini.
L’atmosfera ovattata, le musiche inquietanti e i lunghi piani sequenza, esprimono al meglio questi sentimenti di continuo terrore e disperazione, motori portanti della vicenda.
La serie interpreta e porta sullo schermo in maniera esemplare, l’alone di ansia e angoscia che pervade il romanzo.
Nel cast la strepitosa Elizabeth Moss (Mad Men) nei panni della protagonista Offred,  insieme ad altri volti noti nel mondo delle serie tv: Yvonne Strahovski (Chuck), Joseph Fiennes (Flash ForwardAmerican Horror Story),
 Alexis Bledel (indimenticabile Rory in Gilmore Girls), Samira Wiley di Orange is The New Black e Ann Dowd (The Leftovers).
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American Gods

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American Gods
è un romanzo cult di Neil Gaiman, pubblicato nel 2001 e pluripremiato nel corso degli anni.
Oggi, sedici anni dopo, il canale satellitare Starz (Black SailsOutlander Ash vs Evil Dead) ha dato alla luce la serie tv tratta dall’opera di Gaiman, disponibile in Italia su Amazon Prime Video, otto episodi in totale.
Dietro American Gods, Bryan Fuller (Pushing DaisiesHeroesHannibal) e Michael Green (LoganBlade Runner 2049Alien: Covenant), e nel cast, Ricky Whittle (The 100Mistresses) nel ruolo di Shadow Moon, Gillian Anderson (X-FilesThe Fall), Ian McShane(Deadwood) e Pablo Schreiber (Orange is the New Black).
Serie e romanzo sono un atto di fede vero e proprio: verso Gaiman prima, verso Fuller poi.
Confusione e smarrimento pervadono il lettore e lo spettatore gettandoli nello sconforto più totale: la difficoltà nel seguire il filo logico della trama, le descrizioni e le inquadrature che sembrano a tratti interminabili, le immagini oniriche che si alternano, senza un legame apparente, l’un l’altra.
La confusione che guida Shadow, è la stessa che assale lo spettatore, ed è difficile, se non impossibile, da decifrare, tanto per lui quanto per noi.
Colori vividi e sgargianti, accecanti luci al neon alternate a ombre profonde, rendono lo stile di American Gods incredibilmente vicino a quello della pittura espressionista: come l’urlo di Munch, American Gods è inquietante, difficile da capire e da decifrare, inaspettatamente affascinante.
Maggiori approfondimenti su American Gods.

I Love Dick

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I Love Dick, il romanzo da cui è tratta l’omonima serie disponibile su Amazon Prime Video, uscì nel 1997, pubblicato da Semiotext(e), piccola casa editrice fondata nel 1974 da Sylvère Lotringer, per pubblicare negli Stati Uniti libri di filosofi francesi, e furono vendute poco più di cento copie.
L’edizione del 2015, di Profile Books, casa editrice britannica, le assicurò il successo necessario che spinse Amazon Video, l’anno successivo, a produrre l’episodio pilota della serie tv a esso ispirata (8 episodi in totale).
Il Guardian ha definito I Love Dick “il libro più importante dell’ultimo secolo sul rapporto tra uomini e donne”.
L’autrice, Chris Kraus, è considerata una delle voci più sovversive e innovative della fiction americana, classico esempio di “fenomenologia di una ragazza sola”: pratica per cui, il sentirsi sole e isolate può renderci incredibilmente creative.
I Love Dick è l’ennesimo colpo messo a segno  da Amazon in quanto a prodotti originali: una comedy irresistibile, sfacciata e irriverente. Alla regia Jill Soloway, già regista di un’altra serie molto acclamata e ben riuscita di Amazon, Transparent. Nei panni di Chris Kraus, la favolosa Kathryn Hahn, e in quelli di Dick, Kevin Bacon.
Maggiori approfondimenti su I Love Dick.

A Series of Unfortunate Events

Una serie di sfortunati eventi
La serie originale Netflix è l’adattamento dell’omonima saga di racconti per ragazzi di Daniel Handler, scritti sotto lo pseudonimo di Lemony Snicket.
I libri della serie sono 13, pubblicati tra il 1999 e il 2006, tutti tradotti in italiano e pubblicati da Salani: la prima stagione della serie, A Series of Infortunate Events– confermata per la seconda – si concentra sui primi quattro romanzi.
Nel 2004 era già stato tratto un film con Jim Carrey nei panni del conte Olaf, ruolo che nella serie, creata da Mark Hudis (alla sceneggiatura di alcuni episodi di That ’70s Show e True Blood), è stato affidato all’istrionico Neil Patrick Harris, Barney in How I Met Your Mother.
La storia racconta la vita di tre piccoli orfani costretti a vivere insieme a un emblematico tutore – il conte Olaf – intenzionato a ucciderli per aggiudicarsi la loro eredità. Una serie che alterna momenti divertenti a scene più cupe e drammatiche, con quel pizzico d’avventura che la rende unica nel suo genere.
I critici hanno definito A Series of Unfortunate Events come “ciò che accadrebbe se Wes Anderson e Tim Burton decidessero di creare insieme una serie tv”.

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