big little lies 2 cast

Serie tv: top e flop di giugno e luglio

Fino a pochi anni fa, per gli appassionati di serie tv, l’estate era sinonimo di maratone di vecchie serie o grandi recuperi: pochi i titoli nuovi a disposizione, molti invece quelli lasciati indietro durante l’anno da guardare nei mesi più caldi dell’anno.
L’arrivo di Netflix, il periodo della peak tv* hanno cambiato notevolmente le carte in tavola.
*(letteralmente il “picco della televisione”, termine coniato da John Landgraf, il presidente dell’emittente del gruppo Fox e Fx Network che ha così descritto così la sovrabbondanza di produzioni: era il 2015, i soli Stati Uniti avevano messo in onda ben 421 serie tv, oggi sono oltre 500)
L’estate, un po’ come sta accadendo per il cinema (basti pensare che a giugno luglio sono usciti o stanno per uscire alcuni tra i titoli di intrattenimento più attesi, come Spider Man Homecoming, Toy Story 4 e Il Re Leone per esempio), è diventato un momento interessante per l’uscita di alcune serie molto apprezzate dal pubblico.
Oggi, 26 luglio, per esempio, Netflix ha rilasciato la season finale di uno dei migliori prodotti di questi ultimi anni, Orange is the New Black e Amazon ha pubblicato invece The Boys, serie attesissima, ispirata all’omonimo fumetto USA.

Ecco quindi le recensioni lampo dei titoli più interessanti di giugno e luglio, preparate dalla nostra redazione, che anche in estate non si perde una serie!

 

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La Casa de Papel 3 (Netflix)
Voto 8

Le aspettative erano altissime, l’hype creato da Los Gatos e dal cast alle stelle, le operazioni di marketing online e offline avevano alzato il livello oltremisura e il pubblico aspettava la stagione 3 de La Casa di Carta come poche altre serie in questi mesi.
Il dubbio se tornasse Berlino oppure no, se il budget messo a disposizione da Netflix per la produzione avrebbe o meno cambiato lo stile della serie: tutte domande che, per mesi, sono riuscite a tenere il pubblico sulle spine.
Al netto di tutti i difetti evidenti, nel plot, nei dialoghi (debolissimi) e in alcuni dei personaggi parecchio sconclusionati tra i protagonisti, La Casa de Papel si conferma ancora una volta una serie eccelsa nell’intrattenere e nel tenere col fiato sospeso. La sua forza è proprio questa: un ottimo montaggio unito a una magnifica alternanza di colpi di scena serrati. Perciò abbiamo deciso di perdonarle tutti i difetti di cui sopra,  cercando di non fare troppi discorsi filosofeggianti sul mondo delle serie tv, di mettere da parte le critiche, e di promuovere la serie spagnola (o quasi) a pieni voti. Diverte, intrattiene, per certi versi emoziona e fa ridere: ha tutte le carte appunto, che una serie di questo genere dovrebbe avere. Per non parlare del cliffhanger finale, uno dei migliori di quest’ultimo periodo.

 

big little lies 2 cast

Big Little Lies 2 (Sky Atlantic)
Voto 5/6
Dobbiamo ammetterlo: non dare la sufficienza piena alla serie HBO ci è costato fatica. E qualche senso di colpa, fosse anche solo per l’affetto che nutriamo per la season one.
Ma bisogna essere obiettivi (con noi stessi) e dirla tutta: questa stagione non ha motivo di esistere. Non ha aggiunto praticamente nulla al primo capitolo, eccezion fatta per la scena finale, non ha dimostrato quel “qualcosa” di cui in realtà, viste le aspettative, c’era bisogno.
Ora, va bene rinnovarla per questioni economiche e darle un seguito nonostante fosse nata come miniserie e non ce ne fosse bisogno, ma ci aspettavamo di più. L’episodio finale è indubbiamente ben realizzato, ottime le performance di Meryl Streep e Nicole Kidman – è stato detto e scritto ovunque fino allo sfinimento del resto –  ma tutto questo non può bastare se pensiamo al livello della prima stagione.
Sarebbe stato meglio lasciarle l’epilogo e il successo che meritava, lasciarla chiudere con l’omicidio al centro di tutto, e ricordare le ragazze di Monterey in quel modo.
Certo, fotografia e colonna sonora rimangono magnifiche, ma no, non è abbastanza secondo noi per darle la sufficienza.

 

Grand Hotel cast

Grand Hotel (Fox Life)
Voto 5
Noi adoriamo i “guilty pleasure”, i peccati di gola nel mondo delle serie tv, ovvero quei titoli che spiccano per essere trash e completamente non sense, perfetti per staccare la testa senza pensare a nulla in una sorta di horror vacui nell’intrattenimento.
Ma c’è un limite a tutto. Se pensavamo che non avremmo potuto vedere nulla che fosse peggiore di Riviera stagione 2,  in questi mesi, ci sbagliavamo: Eva Longoria Baston (ci tiene molto che venga scritto anche Baston!) ci ha regalato Grand Hotel. Sole, spiaggia, scandali e un albergo di Miami, extra lusso, pieno di segreti, di sotterfugi ultra telefonati e colpi di scena (ci vuole coraggio a chiamarli così!) prevedibilissimi. Basata sul format spagnolo di Brian Tanen, lo show è incentrato sulle vicende di alcuni ricchi personaggi che alloggiano al Grand Hotel: dietro la superficie di una vita agiata e spensierata si nasconde il marcio, tra segreti e scandali della famiglia e dello staff dell’hotel. Un insieme di luoghi comuni e cliché che si fatica a non chiudere gli occhi, tra la noia e il caldo. Il gusto dell’orrido però, ci spinge a guardarla tutta.

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It’s Bruno (Netflix)
Voto 7
(sì, è stata rilasciata a maggio, ma noi l’abbiamo vista in ritardo a giugno!)
Creata dal rapper Solvan Naim, regista, produttore e protagonista di questa comedy, It’s Bruno! che ruota attorno a Malcolm e al suo cane, Bruno appunto, che vanno in giro per Bushwick e Brooklyn, “facendo cose e vedendo gente”. Durante le loro peregrinazioni, Malcolm e Bruno incontrano rivali come gatti al guinzaglio e cani star del web, negozi in cui è vietato loro l’accesso, e pseudo stalker che decidono di rapire Bruno per motivi misteriosi. Può sembrare strano, ma questa è davvero la trama della serie Netflix, candidata ai prossimi Emmy 2019, che ha stregato una fetta di pubblico esigua, ma che ha creato parecchio rumore sui social (Bruno è diventato una star su Instagram!)
Diciamocelo: Bruno è irresistibile, la seria fa ridere per quanto è assurda e un 7 se l’è meritato.

 

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Chernobyl (Sky Atlantic)
Voto 8,5
1988. Un uomo si suicida in casa sua. Stacco. Due anni prima tra il 26 e il 27 aprile 1986 un reattore nucleare esplode nel silenzio della notte ad appena tre chilometri da Pripyat. Nessuno dei presenti lo immagina, ma quello che sembrava solo un “incendio” ha appena cambiato la storia dell’URSS (portandola alla rovina) e probabilmente del mondo intero.
Tesa come la corda di un arco, pronto a scoccare la sua freccia, questa miniserie targata HBO di 5 episodi da un’ora circa, colpisce direttamente il centro del bersaglio. E lo fa cominciando la sua narrazione proprio dagli istanti successivi all’esplosione per raccontare poi tutto ciò che è accaduto nei giorni, nelle settimane e nei mesi successivi e poi ancora tornando indietro fino ai minuti appena precedenti alla deflagrazione.
Chernobyl ha una struttura corale, moltiplica i punti di vista dell’evento entrando nelle vite degli abitanti della cittadina operaia di Pripyat, dei minatori, delle infermiere, dei soldati ripulitori. Al centro ritroviamo la figura di Legasov, ingegnere nucleare chiamato, fra gli altri, a svelare il segreto che circonda quella fatale esplosione e che pagherà con la sua stessa vita. Talvolta cruda, brutale nella spettacolarizzazione dei corpi deformati dalle radiazioni ma mai morbosa, Chernobyl racconta uno degli episodi più oscuri della storia recente con una regia asciutta e una fotografia sporca ma elegante. Un must da guardare assolutamente e di fronte al quale vi sarà impossibile rimanere del tutto indifferenti.

La Casa de Papel: la serie spagnola che ha conquistato il pubblico di Netflix

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Il ritmo incessante, la scrittura efficace e la trama avvincente, rendono La Casa De Papel (La Casa di Carta, disponibile su Netflix), una serie imperdibile, capace di tenere lo spettatore letteralmente incollato allo schermo nel corso di ogni puntata.
La Casa di Carta non è una serie originale Netflix, ma sul fronte tecnico e artistico ha tutte le qualità che una serie originale Netflix può vantare, forse anche qualcuna di più.
In Spagna, La Casa de Papel, è stata rilasciata da Antena 3 in un’unica stagione di 15 episodi della durata di poco più di un’ora ciascuno; in Italia è stata invece divisa in due stagioni con episodi di circa 45 minuti l’uno:  Netflix rilascerà le puntate della seconda parte il 6 aprile.

La trama, che all’inizio può apparire esile e poco originale, è semplice: otto rapinatori, coordinati da una mente criminale attraverso un piano minuzioso e infallibile, attaccano la Zecca di Stato di Madrid e vi si barricano dentro, decisi a rimanerci un bel po’ di giorni, assieme a una cinquantina di ostaggi.
La domanda al centro del loro piano è: perché rubare i soldi di qualcuno quando puoi stamparti tutti quelli che vuoi? E il loro obiettivo è difatti chiaro sin da subito: stampare oltre duemila milioni di euro nell’arco di poco meno di due settimane.
Indizi, intuizioni e ribaltamenti repentini di prospettiva non appariranno come nulla di nuovo agli appassionati del genere crime e thriller, poiché tutto richiama chiaramente strutture narrative già viste.
“Abbiamo voluto affrontare in tv un genere più tipicamente cinematografico e ne è venuta una serie frenetica, con humour nero e scene d’azioni occasionalmente anche brutali. Si tratta inoltre di un racconto dalla struttura molto complessa”, ha dichiarato Álex Pina, ideatore della serie.

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Nonostante le scene d’azione e le sparatorie siano all’ordine del giorno, la serie non lascia spazio alla noia, non cade mai nel banale e punta tutto sui protagonisti, personaggi magnetici che creano da subito un rapporto empatico con lo spettatore.
Tutto ruota intorno ai rapinatori e ai rapporti che gli stessi intrecciano con gli ostaggi: li conosciamo uno a uno, all’inizio sommariamente per poi entrare lentamente nelle loro vite, imparando a conoscerli meglio e a scoprire come reagiscono di fronte a imprevisti e colpi di scena.
Nonostante il pilot lasci intendere che la protagonista assoluta sia la bellissima Tokyo (Ursula Corbero), in verità nessuno degli otto rapinatori è messo mai in secondo piano e la serie assume via via un tono sempre più corale.
Berlino (Pedro Alonso), il leader del gruppo, Rio (Miguel Herran) il più giovane, Nairobi (Alba Flores) unica altra donna nella banda, Mosca (Paco Tous) e Denver (Jaime Menendéz Lorente), rispettivamente padre e figlio, e infine i cugini Helsinki (Darko Peric) e Oslo (Roberto Garcia).
Nessuno conosce il vero nome dell’altro, né alcun particolare privato sulle loro vite, così è stato deciso dal Professore (Alvaro Morte), l’artefice del piano, la mente acuta e brillante che da fuori li guida passo dopo passo nel corso della rapina del secolo.
Tutto è studiato nei minimi dettagli, tutto sembra architettato per funzionare, ma l’imprevisto è lì, pronto a ribaltare la situazione.
E ancora una volta, come nei classici del genere, può essere una svista a creare il caos, o l’insieme di piccoli errori, o un sentimento improvviso e inaspettato, capace di scatenare l’effetto farfalla.
Tutto sembra procedere perfettamente fino a un punto preciso della storia, finché Raquel Murrillo (Itziar Ituṅo), il commissario a capo della task force, non ci mette lo zampino, e, in maniera del tutto fortuita, inizia a far sgretolare il castello di carte messo su dal Professore e dai suoi otto complici.
E intanto, sulle note di Bella Ciao cantata a gran voce dal Professore e da Berlino, scopriamo che nulla è perfetto come sembra.