The Handmaid’s Tale: la serie Hulu rinnovata per una seconda stagione

The Handmaid's Tale
Elizabeth Moss in The Handmaid’s Tale

Il 26 aprile Hulu ha rilasciato i primi tre episodi di una serie che sta già facendo parlare molto di sé: The Handmaid’s Tale, rinnovata proprio in queste ore per una seconda stagione.
Lo show, ideato da Bruce Miller (ER, The 100) e composto da dieci episodi, è basato sull’omonimo romanzo distopico del 1985 di Margaret Atwood, edito in Italia da Mondadori nel 1988 e da Ponte delle Grazie nel 2004, e oggi pressoché introvabile, sia in forma cartacea che digitale. Attualmente, pare sia in lavorazione una graphic novel tratta dal libro, mentre al 1990 risale un adattamento cinematografico di Volker Schlöndorff, con Faye Dunaway e Robert Duvall.
La trama è semplice quanto inquietante: in un futuro non troppo lontano (anzi, a un passo da noi, viste le citazioni su smartphone e servizi attualissimi come Uber), la religione, ancora una volta, si è imposta come arma di sopruso e violenza. Un solido gruppo di cristiani estremisti è riuscito a imporre lo stato totalitario nella società di Gilead, instaurando una teocrazia patriarcale in cui le donne sono state private di ogni loro diritto umano.
A Gilead, spazzata via qualsiasi forma di democrazia, tutto sta andando alla deriva: qualsiasi oppositore, omosessuale o dottore, è brutalmente impiccato ai muri della città, con un sacco in testa, e lasciato marcire al sole.
Le donne, divise in Mogli, Figlie, Non Donne e Ancelle, sono proprietà esclusiva degli uomini, a loto totalmente completamente sottomesse e asservite.
Il loro corpo è un oggetto, nel caso delle Ancelle, “utile” solo per mettere al mondo bambini.
Hanno perso tutto, non soltanto il diritto di lavorare e parlare, ma anche i loro nomi, ora composti dalla preposizione “of” seguita dal nome del loro padrone, per esempio Offred (in italiano Difred).
Il corpo femminile è un oggetto, inerme e sempre disponibile, con un unico fine: permettere agli uomini di riprodursi con giovani ragazze fertili, qualora le loro mogli non lo fossero più.
Ovunque, nelle strade e nei vicoli, tra i muri delle case e in ogni stanza, gli “Occhi” osservano e vigilano, per denunciare comportamenti rivoltosi o smorzare qualsiasi atto di insurrezione da parte dei dissidenti. Le ancelle ne sono consapevoli, e lo ripetono continuamente, con una ricorrente ed estenuante cantilena, ogni volta che si incontrano: “Under his Eyes”.
Tutti sono controllati, in qualsiasi momento, come nel peggiore scenario orwelliano possibile: ma gli occhi di Gilead non sono quelli distaccati e meccanici di 1984, sono occhi umani, quelli delle persone più insospettabili, degli amici più fidati.
Il tradimento è dietro ogni angolo.
La pena di morte e le punizioni corporali sono all’ordine del giorno.

The Handmaid's Tale serie di Hulu
Alexis Bledel in The Handmaid’s Tale

La serie interpreta e porta sullo schermo in maniera esemplare, l’alone di ansia e angoscia che pervade il romanzo.
L’atmosfera ovattata, le musiche inquietanti e i lunghi piani sequenza, esprimono al meglio questi sentimenti di continuo terrore e disperazione, motori portanti della vicenda.
Il distopico lascia spazio al reale solo nel corso dei flashback che ripercorrono la storia della protagonista, la strepitosa Elizabeth Moss (Mad Men) nei panni di Offred, una delle poche Ancelle decise a sopravvivere e a ritrovare la figlia che le è stata strappata.
Accanto a lei, altri volti noti nel mondo delle serie tv: Yvonne Strahovski (Chuck), Moglie del padrone di Offred, interpretato da Joseph Fiennes (Flash Forward, American Horror Story).
E ancora, Alexis Bledel (indimenticabile Rory in Gilmore Girls) nei panni dell’Ancella Ofglen, Samira Wiley di Orange is The New Black in quelli di Moira e Ann Dowd (The Leftovers) nel ruolo di Aunt Lydia, la responsabile di tutte le Ancelle.

The Handmaid’s Tale è un racconto potente, una serie incredibilmente realistica, terribilmente plausibile seppur dispotica, che tratta tematiche attuali e spaventose: a partire dalla sottomissione delle donne, barbaria ancora diffusa in moltissimi Paesi del mondo, fino all’estrema oggettivazione del corpo femminile, ancora oggi merce di scambio in moltissime società indigene e non.
E ancora, la violenza inarrestabile, di cui l’umanità è capace, l’odio verso le minoranze o verso chi è stato additato come “diverso”, e la caste religiose impunite, quelle che il più delle volte rappresentano i principali carnefici di violenze e soprusi.
La serie narra una realtà sì deformata ed esasperata, ma purtroppo, non troppo lontana da qui.