Eyewitness: la serie che ha fatto impazzire il web

Eyewitness Tyler Young e James Paxton
Tyler Young (Philip) e James Paxton (Lukas) in Eyewitness

“I don’t want to be that guy.

My father doesn’t want me to be that guy.

No one wants me to be that guy.”

Lukas è un adolescente di provincia, nato e cresciuto a Tivoli, una cittadina nell’entroterra, a pochi chilometri da New York. Rimasto orfano di madre quando aveva solo sei anni, è cresciuto con un padre severo e chiuso, poco incline al dialogo e alla modernità.
Lukas è appassionato di motocross, trascorre il suo tempo libero sui social network, e quando capita, in compagnia della sua ragazza Rose, la più carina del liceo.
Quando capita, sì, perché la maggior parte di quel tempo libero, preferisce passarlo con Philip, un coetaneo arrivato da poco in città, in affidamento allo sceriffo di Tivoli, per via di un passato famigliare parecchio travagliato alle spalle.
Sua madre, in attesa di essere trasferita in un centro di riabilitazione, è una tossica da troppi anni sulla perenne (e mai risolutiva) via della guarigione, incapace di occuparsi del figlio, nonostante il solido e profondo rapporto che li lega.
Lukas e Philip sono estremamente diversi l’uno dall’altra: viziato, egoista ed egocentrico il primo, timido, introverso e sensibile il secondo.
La differenza sostanziale tra i due però, risiede nell’accettazione della loro omosessualità: mentre Philip è in perfetta sintonia con se stesso, e ha già fatto outing sia con la madre che con i nuovi genitori adottivi, Lukas rigetta profondamente il sentimento che sente crescere nei confronti dell’amico, troppo preoccupato dell’altrui giudizio.
Con fatica, inizia un lento processo di auto-accettazione, con tutte le difficoltà del caso e la retrograda mentalità di provincia, i pettegolezzi da liceo e un insieme indefinito di sentimenti contrastanti che crescono e affievoliscono, a seconda del momento, dentro di sé.
Sotto la superficie, e dietro i pugni rifilati a Philip di fronte al suo gruppetto di amici, per apparire come un qualsiasi bullo ottuso e omofobo, Lukas sa che difficilmente potrà sfuggire ai suoi sentimenti.
Non basterà neanche il tentativo di fare l’amore con Rose, lasciandosi riprendere dal cellulare di Philip, e diffondere successivamente il video in tutta la scuola per cancellare qualsiasi equivoco sulla sua sessualità e mettere a tacere i pettegolezzi sull’amicizia col nuovo arrivato.
E non sarà sufficiente neanche negare fino allo sfinimento la sua vera natura, perché alla fine, il suo vero “io”, e quell’amore che pulsa nel sangue e nelle vene, irromperà, violento e prepotente, come la passione, quella vera, che soltanto il primo amore porta con sé.
A ostacolare il normale processo di auto-accettazione di un adolescente come tanti, una serie d’improvvisi ed efferati omicidi che sconvolgono la (finora) tranquilla cittadina di Tivoli, a causa di un regolamento di conti tra due bande rivali in lotta per il predominio del traffico di droga.
Il primo di questi omicidi avviene per caso nella baita del padre di Lukas, proprio quando i due ragazzi sono presenti, loro malgrado, e testimoni involontari, nonché colpevoli dell’aggressione di uno degli assassini, durante la fuga.
A indagare su questa scia di omicidi, oltre all’FBI, anche lo sceriffo di Tivoli, nonché madre adottiva di Philip appunto.

Eyewitness è il remake di una serie antologica norvegese del 2015, Øyevitne, creata da Jarl Emsell Larsen, che ha seguito il rifacimento americano nel corso dei dieci episodi che lo compongono, come produttore esecutivo, insieme allo showrunner Adi Hasak (Shades of Blue).
La serie, in onda su USA Network, vanta come regista e co-produttrice, Catherine Hardwicke, lei, la donna dietro a Twilight, ma non solo.
Dimentichiamo per un momento la saga sui vampiri e concentriamoci su altri titoli diretti dalla Hardwicke, Thirteen e Lords of Dogtown per esempio, di cui troviamo parecchie caratteristiche stilistiche nella serie.
Adolescenti travagliati al centro di tutto, protagonisti indiscussi di storie difficili da vivere e raccontare, con continui primi piani a evidenziare uno sguardo capace di svelare in pochi secondi uno stato d’animo, oltre a ripetute carrellate oblique per riprendere in ogni dettaglio azioni in movimento, una fotografia nitida e a tratti cupa, un setting malinconico.
In Eyewitness tutto questo è esasperato, soprattutto i colori, freddi, tetri, slavati, per richiamare l’ispirazione nordica della serie originale, con un autunno che non accenna ad andarsene dai paesaggi, dai vestiti, dallo stato d’animo dei personaggi, dalla malinconia che regna sovrana a Tivoli.
Eyewitness è un drama insolito, che cerca di reinventare un genere, il crime, assopito da tempo. Prende come espediente la storia d’amore non convenzionale tra Lukas e Philip (due adolescenti, strizzando l’occhio così anche ai teen drama), per rifuggire dalla noia che il poliziesco da troppo tempo si porta dietro, aggiungendoci una ventata di novità, focalizzandosi su una romance omosessuale, mettendo per una volta da parte le ordinarie storie eterosessuali che siamo abituati a vedere in tv molto spesso.
Nonostante nel corso dei dieci episodi venga ricostruita minuziosamente la trama crime per risolvere l’intricato caso di corruzione e malavita locale, la storia d’amore resta il centro nevralgico di tutto, guidando l’attenzione dello spettatore sul lato umano della vicenda, sui sentimenti dei protagonisti.
Perché sì, il mistero di fondo è svelare l’identità del serial killer, ma il vero motore della storia è il rapporto tra Lukas e Philip.

Crime e dramma amoroso sono ben mixati, la sceneggiatura è più audace e coraggiosa rispetto alla serie madre e apre una finestra sulla società odierna, su tutti quegli adolescenti schiavi dell’opinione altrui, vittime dei social network e del bullismo, e della violenza che irrompe senza freni tra i banchi di scuola.
La serie ha registrato un bassissimo indice di ascolti, circa lo 0.17 (rating 18-49) con poco più di seicentomila spettatori a settimana, ma è diventata un fenomeno dirompente su Twitter, Tumblr, Facebook, Instagram, affermandosi come fenomeno virale e telematico.
Gli stessi protagonisti, i due talentuosi attori emergenti Tyler Young (Philip) e James Paxton (Lukas) sono attivissimi sui loro social network, dialogano costantemente con gli utenti, e sostengono attivamente la campagna nata in rete per convincere la produzione a proseguire con la seconda stagione, nonostante i bassi ascolti.
Una serie interessante sotto più punti di vista, coraggiosa, che con tutte le forze tenta di reinventare un genere divenuto ormai ripetitivo e sdoganare, laddove fosse ancora necessario, l’omosessualità.

Tyler Young e James Paxton in Eyewitness di USA Network
Tyler Young e James Paxton nella crime Eyewitness