Serie da recuperare: The 7.39, l’amore e il tempo che fugge

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David Nicholls, autore del celebre romanzo, One Day, nel 2014 si è cimenta nella scrittura di una mini serie (da molti considerato un film tv) trasmessa dalla BBC One, The 7.39, un romantic drama semplice, ben scritto e ben girato.
Ancora una volta, al centro della sua narrazione, l’amore e lo scorrere inesorabile del tempo, insieme a frammenti di vita presi e messi insieme con delicatezza e incredibile profondità.
La storia parte da un presupposto semplice, anche banale se vogliamo, ma la chiave di lettura che Nicholls riesce a conferirgli, denota una finezza e un tatto nella scrittura che pochi scrittori possono vantare di possedere.
Carl (David Morrissey) prende lo stesso treno da dodici anni ogni mattina, per raggiungere il suo ufficio a Londra. È un uomo modesto, ordinario, semplice, educato. Ha una moglie affettuosa, accondiscendente e paziente, e due figli adolescenti, piuttosto tranquilli per la loro età. Carl compie ogni giorno le stesse, identiche azioni: casa-treno-lavoro-treno-casa.
Senza mai reagire alla vita che gli scorre davanti.
Senza trasgredire o desiderare altro all’infuori della sua “normalità”.
Carl è un uomo mediocre, senza l’accezione negativa del termine. Lui è semplicemente così, e non sia mai chiesto perché. Non si è mai fermato a chiedersi chi sarebbe senza la sua vita ordinaria, o senza la sua famiglia.
Un giorno Carl incontra lo sguardo di Sally (Sheridan Smith), una donna più giovane di qualche anno, in procinto di sposarsi per la seconda volta con un uomo con cui ha davvero poco in comune ma che riesce a farla sorridere, a farla stare bene, diversamente dal suo ex marito.
Nessuno dei due è in cerca di un colpo di fulmine, né di una storia extra coniugale.
Né Sally, né tantomeno Carl, avrebbero mai pensato che il loro incontro sul treno, una mattina alle 7.39, avrebbe cambiato per sempre le loro vite, in un modo o nell’altro.
I due personaggi, protagonisti di due vite “normali” e tutto sommato felici, intraprendono un percorso naturale, un cliché forse, comune a molti altri esseri umani.
Iniziano a conoscersi, a passeggiare insieme per le strade di Londra, a parlare, sempre di più, scoprendo cose in comune, fragilità e debolezze l’uno dell’altra, a bere una birra insieme sul treno di ritorno a casa, a ridere e lasciarsi andare senza pensare troppo ai problemi familiari, lavorativi, esistenziali.
Ed è così, proprio in questa maniera semplice e ordinaria, che Carl e Sally, s’innamorano. Su un treno, tra centinaia di pendolari, per fuggire a una realtà che li rende sconfitti, deboli, uniti dalla stessa, comune insofferenza. Un senso di vuoto, privo di fondamenta, ma che è lì, presente, invadente, prepotente.
Si sfiorano all’inizio timidamente, in seguito con sempre maggiore passione, si amano, tra sensi di colpa, bugie e ripensamenti.
Tutto dura il tempo necessario per capire che no, non c’è futuro e un finale amaro e malinconico, spalanca loro le porte per una nuova vita, simile o inesorabilmente diversa da quella di prima, sta allo spettatore deciderlo.
The 7.39 è il frammento della vita di un individuo qualunque, che non brilla per l’originalità del plot, questo è certo, ma che riesce a raccontare in maniera delicata e vicina alla realtà una storia incentrata sull’immobilità, che nella sua lentezza, in realtà viaggia ad alta velocità.
Impossibile per i lettori di Nicholls, non ritrovare qua e là piccoli dettagli di One Day, anche soltanto per i dialoghi tra i due protagonisti che in alcuni passaggi, soprattutto durante la prima fase della loro conoscenza, ricordano inevitabilmente quelli tra Emma e Dexter.

Questi ultimi, proprio come Carl e Sally, sono due sopravvissuti, due anime in pena in cerca di redenzione che, proprio grazie al loro incontro e alla breve (ma intensa) fuga dalla realtà che li ha uniti, sono riusciti a raccogliere i pezzi di una vita passata, a rimetterli insieme, e a tornare a sorridere, seppur non insieme.