Niccolò e Martino in Skam Italia

SKAM Italia: i motivi di un successo inarrestabile

Niccolò e Martino in Skam Italia

SKAM Italia è una web serie a tutti gli effetti.
È un remake.
È il classico teen drama che racconta la vita degli adolescenti.
Descritta così, SKAM Italia potrebbe sembrare l’ennesima banale serie per gli under 20, mentre in realtà ci troviamo di fronte a un ottimo prodotto, seppur non originale, ben costruito ma soprattutto ben “comunicato”.
Partiamo dall’inizio: nel 2015, il sito norvegese NRK, trasmette il primo episodio della web serie SKAM (letteralmente “vergogna”), un drama basato sulla vita quotidiana di un gruppo di adolescenti della Hartvig Nissen School, un liceo nel ricco quartiere di Frogner nel West End di Oslo. Il debutto di SKAM è avvenuto senza alcuna promozione, per assecondare il desiderio della produzione di far leva sulla viralità dello show, affinché gli adolescenti lo trovassero da soli in rete.
Gli attori sono stati protetti dai media, senza interviste di lancio e senza far troppo rumore, e nonostante ciò SKAM ha superato i record di visualizzazioni: il primo episodio è uno degli episodi più visti di qualsiasi serie sul servizio di streaming NRK TV di NRK, e la serie è stata capace di guadagnarsi la metà del traffico su NRK TV nella prima stagione di giugno 2016.
SKAM è proseguita fino al 2017, per un totale di quattro stagioni, guadagnandosi il consenso di pubblico e critica, soprattutto per le tematiche affrontate, su tutte l’omofobia e l’islamofobia.
Ha vinto numerosi premi, tra cui Best TV DramaBest New ShowInnovation of the Year,Newcomer of the Year ai Norwegian Gullruten Awards del 2016, e TV Moment of the YearPeople’s Choice AwardBest Writing for a Drama e Best Directing for a Drama ai Gullruten Awards 2017.
È diventata inoltre uno spettacolo teatrale danese e in breve tempo sono arrivati gli adattamenti televisivi negli Stati Uniti ma anche in Germania, Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Belgio.
In Norvegia, come nel resto d’Europa, la serie ha incassato da subito un consenso di pubblico unanime per la capacità di raccontare la vita degli adolescenti senza filtri, con un racconto fatto dai giovani per i giovani.
Secondo gli indicatori degli IMDB, l’unico remake che si è dimostrato all’altezza di quello originale, è stato quello italiano, che ha registrato 8,6 rispetto all’8,8 del norvegese, al 6,9 per SKAM France, 6,6 per SKAM Austin.

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SKAM Italia co-prodotta da TIMVISION Production e Cross Productions e con la regia di Ludovico Bessegato, può vantare numeri invidiabili per qualsiasi altra web serie: 6 milioni di views da parte di un pubblico estremamente giovane (il 65% ha meno di 20 anni) 200 mila visualizzazioni per il lancio della prima clip, più di 200 mila interazioni tra commenti e like, oltre ai 150 mila cinguettii su Twitter con l’hashtag, spesso in trending topic, #SKAMItalia.
La peculiarità principale?
Saper parlare in maniera convincente e realistica al proprio target di riferimento.
Come?
Attraverso una vera e propria simbiosi con i social network: alcuni dei protagonisti della serie hanno un account Instagram (@evabrighi, protagonista della prima stagione, per esempio), dove raccontano, esattamente come farebbero nella vita reale, le proprie giornate o serate, con post, foto, video e stories giorno dopo giorno, in tempo reale.
Originale anche il rilascio dei contenuti, con una pubblicazione giornaliera di mini clip inedite sulla piattaforma di streaming TIMVISION, e sul sito ufficiale skamitalia.it, per raccontare la vita e le esperienze dei protagonisti in real time, con dei “goodies”, ovvero contenuti extra come selfie, foto, chat.
Non finisce qui: i fan possono rimanere sempre aggiornati iscrivendosi al gruppo Whatsapp di SKAM Italia, per ricevere le notifiche sulla pubblicazione di contenuti esclusivi, come foto, chat e gif. In questo modo la serie vive ogni giorno nella quotidianità dei suoi fan, attraverso un racconto fluido e continuo che viaggia contemporaneamente sui diversi canali dei nuovi media digitali.
Altro punto di forza della serie è la colonna sonora: tra sonorità dance e grandi successi dell’ormai sempre più in voga indie italiano, le storie dei ragazzi romani di SKAM Italia, sono accompagnate dalle hit del momento, da pezzi de Lemandorle e Calcutta, da Lorde a Zayn, passando per Ghali, M.I.A. e Baby K.
Montaggio e fotografia, rendono la serie diretta da Ludovico Bessegato, un vero gioiellino: la narrazione delle diverse storie trova ampio respiro nella regia fresca e dinamica che contraddistingue SKAM Italia, attraverso l’utilizzo di grafiche ed elementi extra diegetici perfettamente funzionali al contesto.
Se la stagione dell’esordio ha visto protagonista indiscussa Eva (Ludovica Martino), impegnata nella sua “relazione complicata” con Gio (Ludovico Tersigni), la season 2 si concentra invece sul coming out di Martino (Federico Cesari), sulla cui omosessualità avevamo avuto spoiler alla fine della prima stagione.
L’incontro con Niccolò (Rocco Fasano) nel corso dei nuovi episodi, spingerà Martino a fare i conti con sé stesso e con quell’omosessualità che ha così tanta paura di rivelare non solo a sua madre, ma soprattutto ai suoi amici.
Tra una carbonara, una birra a Trastevere, una canna e l’ennesima festa del venerdì, la seconda stagione di SKAM Italia porterà il pubblico al cospetto di una storia incredibilmente dolce e allo stesso tempo profonda, come forse soltanto le storie d’amore dei diciassette anni sanno essere.
La seconda stagione, la cui terza puntata è stata pubblicata venerdì su TIMVISION e oggi su skamitalia.it, sta letteralmente facendo impazzire il pubblico under 20, registrando il doppio degli spettatori rispetto al finale della prima stagione.
Un successo strepitoso che si riflette ogni giorno sui social: a ogni messa in onda la serie continua a figurare prima tra i trending topic su Twitter, grazie anche alla chimica nata tra i due strepitosi attori che interpretano Martino e Niccolò.
Nei giorni scorsi, direttamente dalla Festa del Cinema di Roma, la notizia giunta da Annamaria Morelli, responsabile di TIMVISION Production, che ha ufficializzato la conferma di una terza stagione per la serie. Al centro degli episodi che presto verranno girati, la liason, parecchio controversa, tra Eleonora (Benedetta Gargari) ed Edoardo (Giancarlo Commare).
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Le serie tv italiane presentate al Greeenlit del MIA Market

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Lo scorso 20 ottobre a Roma, si è svolto il MIA | TV – Greenlit, un contenitore di serie tv italiane destinate al mercato Internazionale.
L’evento di presentazione, aperto esclusivamente a co-produzioni e/o produzioni italiane che abbiano ottenuto l’ok da un broadcaster o da una piattaforma SVOD globale e che abbiano un partner internazionale, si è svolto al Cinema Barberini.
Greenlit è stato presentato da Walter Iuzzolino, curatore e co-creatore di Walter Presents.  La line-up dell’evento ha visto la presentazione di nove serie tv italiane dallo spiccato appeal internazionale.
I nomi svelati durante l’evento: L’amica genialeGheddafiNon mi lasciareMade in ItalyLa città eternaDiavoliSanctuaryIl nome della rosaIl tribunale delle anime, La compagnia del cigno.

La prima serie presentata è stata My Brilliant Friend, l’attesissima Amica Geniale tratta dai fortunati romanzi di Elena Ferrante. La serie, in 8 puntate, racconta la storia di un’amicizia che dura un’intera vita. Il racconto ruota intorno a due donne forti e determinate che si incontrano e scontrano nella Napoli degli anni Cinquanta.
La serie è prodotta da Wildside e Fandango in collaborazione con Rai Fiction, TIMVISION, HBO Entertainment e ha già riscontrato un primo successo con l’anteprima alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. La regia è di Saverio Costanzo, tra i produttori esecutivi, Paolo Sorrentino.

A un video con un sintetico e affascinante pitch di Roberto Saviano, è stata affidata la presentazione di Gheddafi, produzione Sky Italia in collaborazione con Palomar ed eOne. La serie racconterà la vita Mu’ammar Gheddafi, il dittatore a capo del colpo di Stato in Libia nel 1969. La vita dell’uomo, assieme a quella del politico e della Nazione, assicura Saviano, verranno raccontate senza dare un giudizio, in un susseguirsi di ambientazioni diverse dal Medio Oriente alla City londinese.

Altro progetto interessante, DevilsDiavoli, un financial thriller irresistibile, che per certi versi ricorda l’internazionale Billions, e che parlerà di cospirazioni e scandali bancari in una più che mai algida e distaccata Londra.
Nel cast internazionale, spiccano tra gli altri Alessandro Borghi e Patrick Dempsey.
La serie racconta la storia di un italiano che non riesce a vedere un futuro in Italia e si trasferisce all’estero dove sfida i grandi dell’olimpo della City. Prodotta da Lux Vide, Sky Italia e Sky Vision per Sky Atlantic e OCS, è la storia vera di Guido Brera.

Tra le serie più attese nei prossimi mesi, anche Il Nome della Rosa che riprende il celebre romanzo di Umberto Eco.
La serie, ambientata nell’Italia nel XIV sec. è stata realizzata per Rai, “azienda culturale” italiana alla quale Eco era molto legato e dove lavorò in gioventù. La produzione è stata affidata a 11 Marzo Film, Palomar, Tele Munchen International GmbH in co-produzione con Rai Fiction e Sundance TV.

A rapire l’attenzione del pubblico di Greenlit, è stato Donato Carrisi, invitato a presentare Il Tribunale delle Anime, suo best-seller che presto diventerà una serie. Il thriller racconta una storia che si svolge all’ombra del Vaticano, in una Roma piovosa e oscura, dove la Chiesa detiene il potere di decidere se e quali pene far pagare a criminali pentiti. La produzione di questa serie è di Sky Italia, Gavila e Colorado Film per Sky Italia. Il pitch di Carrisi ha rapito e incantato il pubblico durante l’evento, caricando di aspettative gli ospiti in sala.

Tra le altre serie presentate, che nei prossimi mesi arriveranno in Italia, Made in Italy,  period drama ambientato nella Milano degli anni ’70, nel pieno del boom della moda italiana, Sanctuary,  tratto da Zone B, romanzo best-seller svedese di Marie Hermanson.
E ancora, Non mi lasciare, crime ambientata in una torbida Venezia, La città eterna, acconto ambientato a Roma nel maggio del 1963, quando la città era il centro del cinema, della politica e della Chiesa, e La compagnia del cigno di Ivan Cotroneo.

 

Orange is the New Black: è tempo di dirsi addio

Orange is the new black
Orange is the new black

Freschissima la notizia, giunta da Netflix, che ha lasciato i fan di Orange is the New Black sbigottiti: la prossima stagione, ovvero la settima, sarà la stagione conclusiva della serie.
La notizia arriva poco tempo dopo quella su House of Cards, altra serie originale Netflix in procinto di chiudere: la stagione che vedremo il prossimo 2 novembre su Netflix, la sesta, sarà anche quella finale.
La celebre società di Los Gatos si prepara quindi a dire addio a due dei suoi cavalli di battaglia, due serie strepitose, tra le più viste di sempre.
Nonostante siano pochissimi i dati inerenti gli ascolti di Netflix, Nielsen ha rilasciato informazioni recenti, in cui è emerso che la season premiere della sesta stagione di OITNB, ha registrato  5,4 milioni nei primi tre giorni soltanto negli Stati Uniti.
Ma torniamo a Litchfield: l’annuncio della fine della serie è stato pubblicato sul canale Twitter ufficiale, annunciato dalle protagoniste stesse della serie in uno splendido video, già diventato virale.
Dopo sette stagioni è tempo di essere liberate. Mi mancheranno queste cattive ragazze di Litchfield e tutto lo staff con cui ho lavorato. Il mio cuore è arancione ma tende al nero.
Così ha commentato la news Jenji Kohan, ideatrice di OITNB, oggi tra le sceneggiatrici e produttrici più corteggiate di sempre.
“Sarà triste dire addio ma sicuramente lo faremo in modo grandioso. Siamo tutti riconoscenti a Jenji Kohan e alla sua visione rivoluzionaria”, ha aggiunto Cindy Holland,  vice presidente dei contenuti originali Netflix .
I tredici (presumibilmente) episodi finale di Orange is the New Black arriveranno nel 2019, tra colpi di scena, risate e lacrime, il tempo per prepararsi a dire addio alle ragazze di Litchfield, è sufficiente per far sì che non sia una separazione troppo dolorosa.

Serie da recuperare: The 7.39, l’amore e il tempo che fugge

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David Nicholls, autore del celebre romanzo, One Day, nel 2014 si è cimenta nella scrittura di una mini serie (da molti considerato un film tv) trasmessa dalla BBC One, The 7.39, un romantic drama semplice, ben scritto e ben girato.
Ancora una volta, al centro della sua narrazione, l’amore e lo scorrere inesorabile del tempo, insieme a frammenti di vita presi e messi insieme con delicatezza e incredibile profondità.
La storia parte da un presupposto semplice, anche banale se vogliamo, ma la chiave di lettura che Nicholls riesce a conferirgli, denota una finezza e un tatto nella scrittura che pochi scrittori possono vantare di possedere.
Carl (David Morrissey) prende lo stesso treno da dodici anni ogni mattina, per raggiungere il suo ufficio a Londra. È un uomo modesto, ordinario, semplice, educato. Ha una moglie affettuosa, accondiscendente e paziente, e due figli adolescenti, piuttosto tranquilli per la loro età. Carl compie ogni giorno le stesse, identiche azioni: casa-treno-lavoro-treno-casa.
Senza mai reagire alla vita che gli scorre davanti.
Senza trasgredire o desiderare altro all’infuori della sua “normalità”.
Carl è un uomo mediocre, senza l’accezione negativa del termine. Lui è semplicemente così, e non sia mai chiesto perché. Non si è mai fermato a chiedersi chi sarebbe senza la sua vita ordinaria, o senza la sua famiglia.
Un giorno Carl incontra lo sguardo di Sally (Sheridan Smith), una donna più giovane di qualche anno, in procinto di sposarsi per la seconda volta con un uomo con cui ha davvero poco in comune ma che riesce a farla sorridere, a farla stare bene, diversamente dal suo ex marito.
Nessuno dei due è in cerca di un colpo di fulmine, né di una storia extra coniugale.
Né Sally, né tantomeno Carl, avrebbero mai pensato che il loro incontro sul treno, una mattina alle 7.39, avrebbe cambiato per sempre le loro vite, in un modo o nell’altro.
I due personaggi, protagonisti di due vite “normali” e tutto sommato felici, intraprendono un percorso naturale, un cliché forse, comune a molti altri esseri umani.
Iniziano a conoscersi, a passeggiare insieme per le strade di Londra, a parlare, sempre di più, scoprendo cose in comune, fragilità e debolezze l’uno dell’altra, a bere una birra insieme sul treno di ritorno a casa, a ridere e lasciarsi andare senza pensare troppo ai problemi familiari, lavorativi, esistenziali.
Ed è così, proprio in questa maniera semplice e ordinaria, che Carl e Sally, s’innamorano. Su un treno, tra centinaia di pendolari, per fuggire a una realtà che li rende sconfitti, deboli, uniti dalla stessa, comune insofferenza. Un senso di vuoto, privo di fondamenta, ma che è lì, presente, invadente, prepotente.
Si sfiorano all’inizio timidamente, in seguito con sempre maggiore passione, si amano, tra sensi di colpa, bugie e ripensamenti.
Tutto dura il tempo necessario per capire che no, non c’è futuro e un finale amaro e malinconico, spalanca loro le porte per una nuova vita, simile o inesorabilmente diversa da quella di prima, sta allo spettatore deciderlo.
The 7.39 è il frammento della vita di un individuo qualunque, che non brilla per l’originalità del plot, questo è certo, ma che riesce a raccontare in maniera delicata e vicina alla realtà una storia incentrata sull’immobilità, che nella sua lentezza, in realtà viaggia ad alta velocità.
Impossibile per i lettori di Nicholls, non ritrovare qua e là piccoli dettagli di One Day, anche soltanto per i dialoghi tra i due protagonisti che in alcuni passaggi, soprattutto durante la prima fase della loro conoscenza, ricordano inevitabilmente quelli tra Emma e Dexter.

Questi ultimi, proprio come Carl e Sally, sono due sopravvissuti, due anime in pena in cerca di redenzione che, proprio grazie al loro incontro e alla breve (ma intensa) fuga dalla realtà che li ha uniti, sono riusciti a raccogliere i pezzi di una vita passata, a rimetterli insieme, e a tornare a sorridere, seppur non insieme.