Felicity: una serie senza tempo

Felicity locandina
Felicity di J.J. Abrams

Immaginiamo di avere una macchina del tempo e tornare indietro nel passato, in quello delle serie tv ovviamente.
Siamo nel 1998, sull’allora The WB – emittente che negli anni si è fusa con UPN per diventare The CW – va in onda un teen drama che di teen ha davvero poco, e che in quattro stagioni ha ribaltato completamente tutti gli stereotipi del genere.
Felicity, questo il titolo, è la prima serie ideata, scritta, diretta e musicata da J.J. Abrams con l’aiuto di Matt Reeves.
Prima di Alias, Lost, Fringe, Westworld, Abrams si dilettò con un genere a lui meno avvezzo, ma indubbiamente ben riuscito.
Felicity resta ancora oggi una dei migliori drama, incentrati su teenager, di tutti i tempi.
La serie ruota attorno alla neo diplomata Felicity Porter – una giovanissima Keri Russel, oggi star in The Americans – che decide di iscriversi alla New York University, abbandonando l’idea di frequentare Stanford, per seguire il suo amore (non corrisposto) Ben Covington – Scott Speedman di Last Resort Animal Kingdom – .
A New York, le vicende amorose e universitarie di Felicity diventano il focus principale della serie: la narrazione di Abrams racconta con estrema semplicità e completa aderenza alla realtà, la storia di una generazione, quella del finire degli anni Novanta, diversissima da quelle cui siamo abituati nei teen drama di ieri e di oggi.
Felicity, Ben, Noel (Scott Foley, Scrubs e Scandal) fanno parte di un triangolo amoroso per nulla banale seppur molto comune.
Sono i ragazzi di una generazione ancora genuina, priva dei vezzi hollywoodiani cui ci ha abituato Beverly Hills 90210 o dei privilegi visti più avanti in Gossip Girl.
Non ci sono i social network in quegli anni, internet non è preponderante come oggi, i sogni hanno ancora un ruolo importantissimo nella vita dei ragazzi al centro della storia.

Felicity la serie
Il cast di Felicity

Felicity si fa in quattro per ottenere ciò che vuole, va contro tutto e tutti per inseguire l’arte, la sua unica vera passione, combatte con la sua famiglia prima, con Noel o Ben dopo, per diventare ciò che lei desidera, senza che nessuno si riservi il diritto, prezioso, di poter scegliere al suo posto.
Vive ogni sua prima volta con tutta l’ingenuità e la dolcezza del caso, e lo stesso fa con le sue stesse fragilità e le sue insicurezze.
Il suo personaggio viene più volte messo a nudo dalla sceneggiatura, raccontato da tutte le angolazioni possibili, reso reale come pochi, in ogni sua sfaccettatura.
e lo stesso accade a Ben e Noel.
Julie (Amy Jo Jhonson), Elena (Tangy Miller), Megan (Amanda Foreman), sono gli altri personaggi che popolano la serie e che fanno parte della vita della protagonista: tutti ragazzi con una storia alle spalle e con qualcosa di profondo da raccontare, lontani anni luce dalla superficialità di una qualsiasi Marissa Cooper (The O.C.) o Serena Van Der Woodsen (Gossip Girl) del caso.
C’è autenticità in Felicity, nonostante la bizzarra piega narrativa adottata da Abrams sul finale – non sarebbe J.J. altrimenti -, un’autenticità più unica che rara.
Ed è proprio questa la caratteristica che rende lo show sempre molto attuale: Felicity è una serie nostalgica ma senza tempo, adatta a ogni tipo di pubblico, da vedere e ammirare, ieri come oggi,  per sorridere e perché no, anche per commuoversi un po’.

Le migliori serie del 2017 tratte dai romanzi

Estate: caldo, ferie, vacanze, tempo libero.
Tanto tempo libero, perfetto per il recupero di serie tv tralasciate durante l’inverno o una caterva di libri da leggere sotto l’ombrellone.
Quale migliore connubio, quindi, se non quello di romanzi da cui hanno tratto serie, o serie tratte da romanzi?
Il 2017, tra sequel prequel e spin-off, è stato finora un anno ricco di novità sul piccolo schermo, e a farla da padrone sono state proprio le serie tratte da romanzi più o meno famosi, dai best seller ai titoli tornati in auge proprio grazie alla tv.
Ecco quindi alcuni dei titoli da recuperare, in tv o su carta, qualora ve li foste persi.

Big Little Lies

BigLittleLies
Tratta dal best seller di Liane MoriartyBig Little Lies è andato in onda in Italia su Sky Atlantic. Diretta da Jean Marc Vallée – regista di Dallas Buyers Club – tra le interpreti, grandi nomi di Hollywood da Reese Whiterspoon a Nicole Kidman, da Shailene Woodley a  Alexander Skarsgård.
I sette episodi dell’adattamento televisivo del romanzo sono stati affidati a David E. Kelley, famoso tra gli appassionati di serie tv, per Ally McBeal, The Practice.
A metà strada tra Desperate Housewives e The Affair, la storia di Big Little Lies si concentra sulle indagini su un misterioso omicidio avvenuto a Monterey, ricca cittadina americana che si affaccia sull’Oceano, dove madri psicotiche di figli viziati muovono le redini della scena.
Cast stellare, regia impeccabile e colonna sonora azzeccatissima, hanno contribuito ad assicurarle un posto d’onore tra i migliori prodotti del 2017 tanto che non mancano rumors sulla possibilità di una seconda stagione slegata dal romanzo.
Maggiori approfondimenti su Big Littles Lies.

13 Reasons Why

13 reasons why
Hannah Baker (Katherine Langford) è una teenager, una di quelle incasinate, disperate e tristi.
Hannah si toglie la vita e lascia ai suoi compagni di scuola una scatola contenente tredici audiocassette per spiegare le tredici ragioni che l’hanno spinta a compiere un gesto così estremo, ognuna legata a uno di loro.
Questa la trama, in breve, di Tredici (13 Reasons Why), serie originale Netflix, dramma adolescenziale tratto dall’omonimo romanzo di Jay Asher.
Tra gli showrunner della serie, che ha fatto parecchio parlare di sé per la tematica affrontata – il bullismo -, il premio Pulitzer Brian Yorkey e Diana Son (American Crime). Tra i produttori esecutivi la pop star Selena Gomez, e alla regia il premio Oscar per SpotlightTom McCarthy.
Esteticamente e tecnicamente, 13 Reasons Why non è la serie perfetta: è acerba, grossolana in alcuni passaggi, prolissa a volte nella sceneggiatura. È però una serie genuina, intensa come poche altre, capace di riportare a galla i nostri ricordi di adolescenti, anche quelli più brutti, e sbatterceli violentemente in faccia.
Descrive con durezza ogni sgarbo o torto tipico di quell’età, e non nasconde una delle verità più innegabili di sempre: i teenager sono soli, spaventati, insicuri. E allo stesso tempo, possono essere cattivi, superficiali e pericolosi, nonostante faccia comodo pensare che non sia realmente così.
Maggiori approfondimenti su 13 Reasons Why.

The Handmaid’s Tale
The Handmaid's Tale

La serie The Handmaid’s Tale, disponibile su TIMvision e composta da 10 episodi in totale, è stata ideata da Bruce Miller (ERThe 100) ed è tratta sull’omonimo romanzo distopico del 1985 di Margaret Atwood, edito in Italia da Mondadori nel 1988 e da Ponte delle Grazie nel 2004.
La trama è semplice e inquietante: in un futuro non troppo lontano (anzi, a un passo da noi, viste le citazioni su smartphone e servizi attualissimi come Uber), la religione, ancora una volta, si è imposta come arma di sopruso e violenza. Un solido gruppo di cristiani estremisti è riuscito a imporre lo stato totalitario nella società di Gilead, instaurando una teocrazia patriarcale in cui le donne sono state private di ogni loro diritto umano e sono considerate oggetto e proprietà degli uomini.
L’atmosfera ovattata, le musiche inquietanti e i lunghi piani sequenza, esprimono al meglio questi sentimenti di continuo terrore e disperazione, motori portanti della vicenda.
La serie interpreta e porta sullo schermo in maniera esemplare, l’alone di ansia e angoscia che pervade il romanzo.
Nel cast la strepitosa Elizabeth Moss (Mad Men) nei panni della protagonista Offred,  insieme ad altri volti noti nel mondo delle serie tv: Yvonne Strahovski (Chuck), Joseph Fiennes (Flash ForwardAmerican Horror Story),
 Alexis Bledel (indimenticabile Rory in Gilmore Girls), Samira Wiley di Orange is The New Black e Ann Dowd (The Leftovers).
Maggiori approfondimenti su The Handmaid’s Tale.

American Gods

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American Gods
è un romanzo cult di Neil Gaiman, pubblicato nel 2001 e pluripremiato nel corso degli anni.
Oggi, sedici anni dopo, il canale satellitare Starz (Black SailsOutlander Ash vs Evil Dead) ha dato alla luce la serie tv tratta dall’opera di Gaiman, disponibile in Italia su Amazon Prime Video, otto episodi in totale.
Dietro American Gods, Bryan Fuller (Pushing DaisiesHeroesHannibal) e Michael Green (LoganBlade Runner 2049Alien: Covenant), e nel cast, Ricky Whittle (The 100Mistresses) nel ruolo di Shadow Moon, Gillian Anderson (X-FilesThe Fall), Ian McShane(Deadwood) e Pablo Schreiber (Orange is the New Black).
Serie e romanzo sono un atto di fede vero e proprio: verso Gaiman prima, verso Fuller poi.
Confusione e smarrimento pervadono il lettore e lo spettatore gettandoli nello sconforto più totale: la difficoltà nel seguire il filo logico della trama, le descrizioni e le inquadrature che sembrano a tratti interminabili, le immagini oniriche che si alternano, senza un legame apparente, l’un l’altra.
La confusione che guida Shadow, è la stessa che assale lo spettatore, ed è difficile, se non impossibile, da decifrare, tanto per lui quanto per noi.
Colori vividi e sgargianti, accecanti luci al neon alternate a ombre profonde, rendono lo stile di American Gods incredibilmente vicino a quello della pittura espressionista: come l’urlo di Munch, American Gods è inquietante, difficile da capire e da decifrare, inaspettatamente affascinante.
Maggiori approfondimenti su American Gods.

I Love Dick

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I Love Dick, il romanzo da cui è tratta l’omonima serie disponibile su Amazon Prime Video, uscì nel 1997, pubblicato da Semiotext(e), piccola casa editrice fondata nel 1974 da Sylvère Lotringer, per pubblicare negli Stati Uniti libri di filosofi francesi, e furono vendute poco più di cento copie.
L’edizione del 2015, di Profile Books, casa editrice britannica, le assicurò il successo necessario che spinse Amazon Video, l’anno successivo, a produrre l’episodio pilota della serie tv a esso ispirata (8 episodi in totale).
Il Guardian ha definito I Love Dick “il libro più importante dell’ultimo secolo sul rapporto tra uomini e donne”.
L’autrice, Chris Kraus, è considerata una delle voci più sovversive e innovative della fiction americana, classico esempio di “fenomenologia di una ragazza sola”: pratica per cui, il sentirsi sole e isolate può renderci incredibilmente creative.
I Love Dick è l’ennesimo colpo messo a segno  da Amazon in quanto a prodotti originali: una comedy irresistibile, sfacciata e irriverente. Alla regia Jill Soloway, già regista di un’altra serie molto acclamata e ben riuscita di Amazon, Transparent. Nei panni di Chris Kraus, la favolosa Kathryn Hahn, e in quelli di Dick, Kevin Bacon.
Maggiori approfondimenti su I Love Dick.

A Series of Unfortunate Events

Una serie di sfortunati eventi
La serie originale Netflix è l’adattamento dell’omonima saga di racconti per ragazzi di Daniel Handler, scritti sotto lo pseudonimo di Lemony Snicket.
I libri della serie sono 13, pubblicati tra il 1999 e il 2006, tutti tradotti in italiano e pubblicati da Salani: la prima stagione della serie, A Series of Infortunate Events– confermata per la seconda – si concentra sui primi quattro romanzi.
Nel 2004 era già stato tratto un film con Jim Carrey nei panni del conte Olaf, ruolo che nella serie, creata da Mark Hudis (alla sceneggiatura di alcuni episodi di That ’70s Show e True Blood), è stato affidato all’istrionico Neil Patrick Harris, Barney in How I Met Your Mother.
La storia racconta la vita di tre piccoli orfani costretti a vivere insieme a un emblematico tutore – il conte Olaf – intenzionato a ucciderli per aggiudicarsi la loro eredità. Una serie che alterna momenti divertenti a scene più cupe e drammatiche, con quel pizzico d’avventura che la rende unica nel suo genere.
I critici hanno definito A Series of Unfortunate Events come “ciò che accadrebbe se Wes Anderson e Tim Burton decidessero di creare insieme una serie tv”.

Animal Kingdom: droga, surf e rapine sotto il sole della California

Il cast di Animal Kingdom
Animal Kingdom

La serie
Presentata e acclamata lo scorso anno al Tribeca Film festival di De Niro, Animal Kingdom, in onda negli States su TNT dal 2016, in Italia ha debuttato pochi mesi fa su Premium Crime (DTT pay, canale 313) con la prima stagione.
La serie è tratta all’omonimo film australiano del 2010 vincitore del Premio della Giuria al Sundance Film Festival, diretto da David Michôd (brillante regista del pilot di Flesh and Bone).
L’idea di svilupparne una serie, arrivò dal network Showtime nel 2011, ma quando il progettò non si concretizzò, TNT decise di raccoglierne l’eredità e girare l’episodio pilota, affidandone la regia a John Wells, produttore esecutivo della serie.
Showrunner e autore di Animal Kingdom, Jonathan Lisco, che molti fan negli anni hanno già potuto apprezzare negli anni per Halt and Catch Fire e Southland.
Nonostante negli USA stia andando ancora in onda la seconda stagione (che terminerà il 29 agosto), la serie è stata già rinnovata per la terza stagione.

La trama
La serie ruota attorno alla famiglia Cody, composta da Smurf, madre arrivista e morbosa di cinque figli, di cui uno, il maggiore, adottivo. I Cody sono criminali abituati a oltrepassare qualsiasi limite dell’etica e della legalità.
Tra alcol, droga, sesso sfrenato e surf, le loro giornate alternano liti furiose tra le mura domestiche, a rapine e truffe in giro per Oceanside, California. In un vortice di violenza, segreti, ricatti e corruzione, nell’arco delle prime due stagioni, imparerete ad amarli, odiarli e a non poter più fare a meno di loro, tra colpi di scena e virate inaspettate nella trama.

Il cast
Nel cast spicca su tutti la strepitosa Ellen Barkin, perfetta nel ruolo di una temibile criminale, matriarca della famiglia Cody, madre priva di qualsiasi codice etico o morale.
Accanto a lei, brillano gli atletici e irresistibili Scott Speedman (Felicity) nel ruolo del figlio maggiore e adottivo Baz, Ben Robson (Vikings) in quelli di Craig, e Jake Weary in quelli del minore Deran.
A completare la famiglia, il controverso Pope (Shawn Hatosy, Southland), l’unico ad aver trascorso alcuni anni in carcere per via di un colpo finito male organizzato dalla famiglia e il giovanissimo Finn Cole nei panni di “J”, orfano dell’unica figlia femmina di Smurf, morta per overdose.

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Animal Kingdom

Perché vedere Animal Kingdom
Molte le analogie con Sons of Anarchy, uno degli show più amati degli ultimi anni, in onda fino al 2014 su FX.
La principale similitudine che salta all’occhio è la somiglianza tra Gemma Teller (Katey Sagal), madre di Jax,  e Smurf. Due donne pericolose e border line, capaci di qualsiasi cosa pur di salvaguardare i propri interessi, anche di passar sopra i propri figli e ferirli, a costo di sacrificarne compagne e amanti.
L’aspetto corale della storia inoltre, accomuna le due serie, entrambe incentrate su un clan, nucleo familiare o club, fa poca differenza. I legami di sangue tra i protagonisti, sono la colonna portante di due sceneggiature che però differiscono parecchio.
E qui sta la nota dolente, e il confronto non regge: perché per arrivare ai livelli di Sons Of Anarchy, Animal Kingdom di strada deve ancora farne parecchia.
I dialoghi sono spesso deboli, pathos ed empatia non sono del livello della storia, a tratti shakesperiana, che ha per protagonista Charlie Hunnam.
Altro difetto riscontrabile nello show targato TNT, è indubbiamente l’assenza di un vero e proprio villain: per quanto il personaggio di Smurf possa essere nocivo, pericoloso e negativo, non rispecchia pienamente il ruolo di “cattivo” della serie, perché volenti o nolenti, i cinque Cody, alla fine dei conti, finiscono sempre per fare squadra con lei,  per compiere un colpo o per salvare la vita di uno di loro, poco importa.
Se con la terza stagione arrivasse anche un villain degno di questo nome, siamo certi che Animal Kingdom potrebbe compiere quel salto di qualità capace di avvicinarla ancor di più a quel piccolo capolavoro che è  Sons of Anarchy.

 Dicono di Animal Kingdom

 Il drama della famiglia Cody continua a portare sempre più spettatori: Animal Kingdom ha guadagnato il suo posto tra il gruppo molto ristretto di drama via cavo che continuano ad attirare spettatori grazie scrittura e narrazione di grande livello. Animal Kingdom rappresenta il nuovo tono dei drama di TNT e muove la rete nella direzione che speravamo.
Sarah Aubrey, presidentessa di TNT


Intelligente, pericolosa e prodotta in modo cinematografico, Animal Kingdom è da vedere assolutamente.

Terry Terrones, Colorado Springs Gazette

È troppo facile pensare a questa famiglia come agli squali.
Con la differenza che gli squali sono molto più gentili con i loro piccoli. Animal Kingdom morde forte e non molla la presa.
Mark A. Perigard, Boston Herald